La svolta della nuova Fiat:
meno Italia, più lusso

di Nando Santonastaso

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La preoccupazione dell'indotto è forte anche se non traspare pubblicamente: «Sono due anni ormai che non abbiamo nuovi prodotti e intanto il mercato comincia a perdere colpi com'è accaduto a febbraio. Non so che idea abbia il grande capo ma penso che sia giunto il momento di manifestarla», dice con l'abituale franchezza Pino Giorgio, gruppo Proma, uno dei leader italiani della componentistica auto.

È un sentiment piuttosto diffuso, e non solo nel nostro Paese, quello che emerge dalle parole dell'imprenditore di origini calabresi ma casertano di adozione a proposito del futuro del gruppo Fca. Da Ginevra l'ad Sergio Marchionne si è limitato a confermare che a giugno ci sarà la presentazione del nuovo piano industriale quadriennale e al tempo stesso la sua uscita dal gruppo. Ma su tempi e sul successore non trapelano altro che indiscrezioni e ipotesi con l'unica certezza - anche questa per la verità piuttosto singolare che non sarà comunque Marchionne a gestire il nuovo percorso da lui ideato e programmato. Sia che lascerà il comando nel 2019, sia che anticiperà la decisione alla prossima estate, sarà un altro a guidare Fca in anni che si annunciano comunque pieni di incognite per il comparto e per l'economia mondiale. L'ad ha legato la sua uscita al raggiungimento di un obiettivo finanziario molto chiaro e impegnativo: risanare del tutto il debito del gruppo (che ammontava nel 2017 a 2,5 miliardi di euro) e arrivare ad un attivo di 4-5 miliardi. Non sarà facile ma intanto proprio dai mercati borsistici giungono notizie confortanti: un'azione Fca, sia a New York sia a Milano, oggi vale 17 euro dopo avere toccato anche i 20 euro, a riprova della fiducia degli investitori. Quanto al successore, circolano con insistenza soprattutto due nomi: quello, scontato, di Alfredo Altavilla, tarantino, attuale Chief operating officer per l'Europa (oltre che per Africa e Middle east) e quello di Pietro Gorlier, torinese, capo della componentistica. Se uno dei due o un terzo sedesse al fianco di Marchionne quando presenterà il nuovo opiano industriale avremmo la certezza non solo della successione a breve o medi termine ma anche e soprattutto della condivisione completa del percorso dei prossimi anni, dicono i bene informati dell'automotive.
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Giovedì 8 Marzo 2018, 10:40 - Ultimo aggiornamento: 08-03-2018 10:40
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