La tecnologia che accorcia i divari:
protesi in 3D per i paesi poveri

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Le nuove tecnologie come internet o la stampa in 3D possono letteralmente eliminare le distanze ed essere utili soprattutto nei paesi più poveri e svantaggiati. Ci hanno pensato i volontari di Open Biomedical Organization, l’associazione internazionale no profit che ha messo in rete ingegneri, informatici, biologi e medici di tutto il mondo per progettare a basso costo protesi e apparecchi che possono essere utili al miglioramento della qualità della vita.
 
 

«Chiunque nel mondo – ha spiegato Valentino Megale, biologo e cofondatore di Open Biomedical Organization - può inserire nella nostra rete il suo progetto, può usarlo o migliorarlo come meglio crede. Poi questi progetti vengono messi gratuitamente in rete e sono stampabili anche nei paesi del Terzo Mondo come l’Africa, dove questi prototipi sono molto richiesti».
 

«Nei paesi più sottosviluppati è difficile avere a portata di mano una stampante 3D – ha detto Cristian Currò, ingegnere biomedico e cofondatore di Open Biomedical Organization - ma le associazioni di volontariato che operano sul posto se ne forniscono e in questo modo possono stampare all’infinito protesi e incubatrici a basso costo». È proprio per questo scopo che il gruppo di Open Biomedical Organization sta perfezionando la tecnologia e la progettazione di prototipi per la stampa pluridimensionale, un lavoro costante di ricerca per il sociale che li ha portati a produrre la prima incubatrice al Mondo stampata in 3D. Una tecnologia ma soprattutto un aiuto concreto a quei paesi che soffrono di povertà e di guerre, il tutto grazie ad un file inviato via mail da qualsiasi parte della Terra. 
Sabato 8 Aprile 2017, 09:00 - Ultimo aggiornamento: 08-04-2017 17:54
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