L'allarme della Cassazione: la prescrizione non funziona. La maggioranza è spaccata

Sabato 1 Febbraio 2020 di Michela Allegri
L'allarme della Cassazione: la prescrizione non funziona. La maggioranza è spaccata
La necessità è quella di intervenire al più presto. Perché, senza modifiche, la riforma della prescrizione in vigore dell'1 gennaio 2020 rischia di mettere in crisi il sistema e portare un carico insostenibile di lavoro alla Corte di Cassazione. Servono «correttivi», perché, in caso contrario, arriveranno 20-25mila cause che solitamente si prescrivono in appello. Cause che, ora, inevitabilmente, verranno portate avanti. A lanciare l'allarme è il Primo presidente della Suprema Corte, Giovanni Mammone, nell'intervento alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario che si è svolto ieri nell'Aula magna del Palazzaccio di piazza Cavour. C'erano il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e le alte cariche dello Stato, compresi il premier Giuseppe Conte, la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, la presidente della Consulta Marta Cartabia. Mammone bacchetta le Procure, sottolinea che servono «correttivi» anche per accelerare la fase delle indagini e dell'udienza preliminare.

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A difendere la riforma, da lui fortemente voluta, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: «Considero una conquista di civiltà il nuovo regime della prescrizione», ha detto il Guardasigilli in un passaggio del suo intervento. Mentre per il Procuratore generale Giovanni Salvi, sono necessari «bilanciamenti». Il Pg ha parlato anche dei pericoli legati alle politiche securitarie, destinate a sfociare in un «governo della paura», e ha parlato dell'effetto criminogeno delle norme sui migranti: «La cessazione dell'accoglienza e delle politiche di inserimento creerà un'ulteriore massa di persone poste ai margini della società». Salvi, da pochi mesi a capo della magistratura inquirente dopo lo scandalo del mercato delle toghe che ha portato alle dimissioni di Riccardo Fuzio, si scaglia contro i decreti sicurezza varati dal precedente governo: «È bene che sia valutato l'effetto criminogeno e di insicurezza che discende dalla mancanza di politiche razionali per l'ingresso legale e per l'inserimento».

IL GOVERNO
Sulla prescrizione i lavori sono in corso, nel governo si cerca un'intesa difficile da raggiungere. «Esistono divergenze - ha detto Bonafede - è in atto un confronto serrato all'interno della maggioranza per superare le divergenze e consegnare ai cittadini un processo idoneo, garantendo tempi certi ed eliminando ogni spazio di impunità». Il Pd non ci sta e Italia viva è sul piede di guerra. Sulla prescrizione «noi votiamo la nostra legge, la riforma è un'assurdità, perché toglie diritto ai cittadini. Io faccio una proposta: c'è il lodo Annibali, lo votino», dice Matteo Renzi. Secondo Giulia Bongiorno della Lega, invece, «l'allarme del Primo presidente è la conferma che quello voluto da Bonafede è un provvedimento devastante».

L'ANM
Anche l'Anm prende posizione. Il segretario Luca Poniz confida nel fatto che la riforma «possa disincentivare i ricorsi strumentali», ma annuncia battaglia per quanto riguarda le sanzioni ai magistrati che sforano i tempi delle fasi processuali: sul punto l'Anm terrà una «posizione ferma, senza possibilità di mediazione».

I DATI
Nell'Aula magna si parla anche di dati e di lentezza della giustizia. Mammone esprime preoccupazione per il boom dei ricorsi presentati dai migranti che chiedono protezione internazionale, dopo il decreto Minniti del febbraio 2017: i ricorsi, che stanno affossando gli uffici, sono passati da 374 nel 2016 a 10.341 nel 2019. Mentre Salvi sottolinea che sono il 21% dei processi che si concludono con assoluzioni, «un dato diverso da quello da cui ha preso le mosse il dibattito politico», che indicava al cifra infondata del 50%. Il Pg, titolare insieme al Guardasigilli dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati, informa che «nel 2019 sono state esercitate in totale 156 azioni disciplinari». Con un aumento del 34,5% rispetto all'anno precedente.
 
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