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Risse via social, Leo Gassmann: «Dove sono i genitori di questi ragazzi? C'è rabbia ma serve una guida»

Lunedì 7 Dicembre 2020 di Mattia Marzi
Risse via social, Leo Gassmann: «Dove sono i genitori di questi ragazzi? C'è rabbia ma serve una guida»

«Quei video e quelle foto lasciano sbigottiti. Gli irresponsabili che erano lì in mezzo, senza indossare la mascherina e senza rispettare le distanze, forse non si rendono conto del momento delicatissimo che stiamo attraversando: in ballo c'è anche il nostro futuro, il futuro di questa generazione», dice Leo Gassmann. Il 22enne cantautore romano, figlio di Alessandro (e dell'attrice Sabrina Knaflitz) e nipote del grande Vittorio, vincitore tra i giovani del Festival di Sanremo 2020 con la sua Vai bene così, commenta le immagini della maxi-rissa tra il Pincio e piazza del Popolo che lo scorso sabato pomeriggio ha coinvolto coetanei e anche ragazzi più piccoli.

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Gassmann, a cosa pensa?
«Penso che i ragazzi della mia generazione abbiano bisogno di modelli positivi da seguire, di ideali in cui credere. E non ne trovano. Dentro hanno tanta rabbia e l'unico modo in cui riescono davvero a sfogarsi è la violenza».


Che fa? Li giustifica?
«Niente affatto, è un episodio da condannare, senza se e senza ma: pura follia. Siamo impazziti? Io, però, non mi limito a commentare tanto per commentare: cerco di dare un'interpretazione a quello che è successo».


E che interpretazione dà?
«Questo episodio riflette la tragicità del periodo che stiamo vivendo. I ragazzi non sanno più come sfogarsi e l'unica via che trovano sono le stupide bravate e la violenza. È difficile essere giovani, oggi: ti senti inerme di fronte a un futuro incerto. E intorno a te vedi solo tristezza e disperazione. Dentro covi rabbia, frustrazione. Poi rischi di sfogare tutto così, se non c'è nessuno che ti indica la via».


Cosa vuole dire?
«Quello che mi domando è: Come è possibile che dei ragazzi anche di 15 o 16 anni escano di casa e vadano in giro per la città senza indossare le mascherine?'. È per questo che sono arrabbiato non soltanto con i ragazzi che erano lì, ma anche con i genitori. Le famiglie sono risultate assenti nell'episodio di sabato pomeriggio. Noi ragazzi siamo il futuro di questo paese: abbiamo bisogno di essere educati e indirizzati verso il bene, anche attraverso le passioni».


È quello che hanno fatto i suoi con lei?
«Sì. Una passione ti cambia la vita. Io mi sento fortunato. Non ho bruciato la mia adolescenza tra bravate e risse, che a Roma non sono mai mancate. Provo a mettermi nei panni di uno dei tanti ragazzi che si sono dati appuntamento sui social per quella rissa: forse gli è mancato ciò che i miei genitori hanno dato a me».


I social hanno avuto un ruolo determinante nell'episodio di sabato pomeriggio. Lei come li usa?
«Non certo per condividere catene su maxi-risse. Come tutte le cose i social hanno dei pro e dei contro. Il problema è che lì gira di tutto lì: devi saper scegliere cosa va bene e cosa no, cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa condividere e cosa invece non condividere. Anche in questo è fondamentale essere educati. Così si possono prevenire fatti come quello di sabato».


Il 2020 doveva essere un anno importante per lei, partito con la vittoria tra le Nuove proposte al Festival di Sanremo: la pandemia ha mandato in fumo tutti i piani?
«Sì. Ho dovuto interrompere sul nascere la promozione del mio album d'esordio, Strike'. Ma non mi sono dato per vinto. Ho fatto uscire altri singoli dal disco: l'ultimo, Mr. Fonda', è appena uscito in radio. Riflette sul fatto che la vita vada vissuta cogliendo l'attimo senza badare al materialismo o alla superficialità delle cose'».

Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 19:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA