MATTEO SALVINI

Salvini, dal Papeete a Open Arms, l’anno orribile di Matteo

Lunedì 27 Luglio 2020 di Mario Ajello
Salvini, dal Papeete a Open Arms, l anno orribile di Matteo

«Conte a Bruxelles è andato malissimo. Certo, al peggio non c’è fine, e poteva esserci un’invasione di cavallette...». Lo ha detto Matteo Salvini nei giorni scorsi e l’invasione di cavallette in realtà c’è stata dall’estate scorsa a questa, lungo un anno nero, dal Papeete al Diasorin, dal colpo di testa sulla spiaggia alla tegola dell’inchiesta di Pavia fino al voto sull’invio a processo giovedì per Open Arms, ma ha colpito Salvini e non altri. Il capo della Lega non tocca palla dall’8 agosto scorso, con l’annuncio in costume della crisi d governo alla consolle, e che peccato per uno che stava per prendere i «pieni poteri» e si ritrova con un pugno di mosche in mano (o di cavallette che se lo aggrediscono).
 

Papeete

Salvini al Papeete un anno dopo, pranzo con un gruppo di amici
Salvini in crisi nei sondaggi: le 5 spine di Matteo dal nodo Regionali a Zaia

E nella Lega, un anno dopo, mentre infuriano le inchieste lombarde, c’è chi ricorda ad alto livello una delle teorie che circolava sul Carroccio 12 mesi fa per spiegare il pasticcio del Papeete: «Matteo vuole i pieni poteri, e prendersi tutto il banco alle elezioni subito scaricando i 5 Stelle, perché così si blinda contro le inchieste della magistratura che fioccheranno per farci fuori». Le inchieste ci sono, puntualissime, però sembra disarmato Salvini. E non può fare altro che recriminare: «Vogliono distruggerci», «colpiscono la Lombardia per colpire la Lega e per colpire me». 
Ed è più o meno quello che Salvini dirà giovedì in aula al Senato quando, tegola dopo tegola, un’altra (e l’invasione delle cavallette in confronto è un solletico) gli cadrà addosso quando verrà votata l’autorizzazione a procedere contro di lui per la vicenda Open Arms. Il segretario rischia il processo, nella Lega non sono affatto fiduciosi che a causa dell’esiguità dei voti di maggioranza Salvini possa salvarsi, eppure se nel frattempo - questa la speranza sul Carroccio - Italia Viva non avrà quello che chiede sull’assegnazione delle presidenze delle commissioni parlamentari potrebbe in nome del garantismo dare un segnale anti Pd e M5S e salvare Matteo. Ma sono speranze remote. 

BILANCIO
Quel che è certo è che il gruppo dirigente della Lega è tutto unito a difesa di Salvini, di Fontana e dell’onore del partito, perché quando si è sotto attacco ci si compatta, ma molti notano che ormai Giorgetti è in una sorta di personale Aventino fatto di silenzio, disillusione e pessimismo, e molti altri si chiedono anche nei vertici del partito: «Ma non è che abbiamo sopravvalutato Matteo?». Il fatto è che un anno fa (fine luglio 2019) la Lega era al 38 per cento (e FdI al 6), e oggi la Lega è al 23 e FdI al 18. Berlusconi, che era destinato al crepuscolo, ora si è ripreso la scena. E se prima Salvini era il padrone della coalizione, adesso la Meloni lo insidia e Silvio ha imboccato una strada tutta sua, anche se adesso bisogna stare tutti insieme per le Regionali ma dopo chissà. Anche perché, secondo i pronostici, i candidati di FdI vinceranno in Puglia e nelle Marche e quella di Salvini (la Ceccardi) perderà in Toscana come accadde alla Borgonzoni in Emilia (a proposito: la ferita del Papeete poteva essere suturata con la vittoria in Emilia Romagna che invece è stata un’altra botta). E l’unico leghista a vincere sarà Zaia in Veneto, ma Zaia non è Salvini e c’è chi sogna che possa essere il suo sostituto. In più, il tradimento di Orban che ha tifato Conte in Europa. Per non dire di Conte che doveva essere un odiato re travicello e s’è rivelato molto più forte di quanto pensassero a via Bellerio. 

Se ci fosse solo questo, però, significherebbe che la leadership di Salvini è al capolinea. Ma non è così. C’è un pezzo di Forza Italia che vuole andare nella Lega (esempio, il senatore azzurro Giro, ieri: «Se mi ricandido, sarà nel Carroccio»). Le inchieste della magistratura molto spesso finiscono in nulla e gridare alla persecuzione giudiziaria - Berlusconi ne sa qualcosa - può pagare e infatti è questo il format che Salvini prima e dopo il voto di giovedì in Senato adotterà. Ma soprattutto, anche per oscurare i rivali interni al centrodestra, Matteo punta su quello che nella Lega chiamano «lo schema delle 2 Italie»: una è la sua, l’altra è quella di Conte. E in mezzo, niente. E questo gioco dell’uno contro uno il capo leghista lo inaugurerà mercoledì a Palazzo Madama e ha già trovato le parole per farlo: «Signor Conte - griderà in faccia al premier prima del voto sul prolungamento dello stato d’emergenza - le ci viene a proporre questa ennesima misura, ma gli italiani non ne possono più del distanziamento sociale e vogliono tornare a lavorare». 

Poi il possibile settembre nero, con la crisi economica e sociale che avanzerà, i 12 milioni di cartelle Equitalia in arrivo e i soldi Ue che non si vedranno ancora per tanto tempo, sarà l’occasione di riscossa e anche qui il grido di battaglia di Salvini è pronto: «Conte cadrà come Maria Antonietta. La gente vuole pane e lui promette brioches». Ma il dubbio è che, tra il Papeete e il Diasorin, la «gente» da lui sempre evocata possa essersi disamorata di quello che un tempo era il Capitano. 
 

Ultimo aggiornamento: 21:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA