Smart working, dal 1° aprile cosa cambia: proroga, accordi semplificati, Statali. La guida

Smart working, dal 1° aprile cosa cambia: proroga, accordi semplificati, Statali. La guida
Smart working, dal 1° aprile cosa cambia: proroga, accordi semplificati, Statali. La guida
di Diodato Pirone
Mercoledì 23 Marzo 2022, 10:12 - Ultimo agg. 25 Marzo, 07:39
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Con la fine dello stato d'emergenza lo smart working rimarrà attivo anche dopo il 31 marzo sia pure in versione semplificata. In sostanza la possibilità di lavorare da casa resta in piedi nel settore privato, pur in assenza di un accordo individuale tra il datore e il lavoratore. Semplificando: nelle aziende private resterà in piedi la deroga alla normativa vigente secondo la quale servirebbero accordi individuali obbligatori per lo smart working.

Per affrontare la pandemia si è largamente derogato a questa norma, così da permettere ad aziende e personale di lavorare in modo flessibile, con l'obiettivo di ridurre il rischio contagi. In altre parole con la proroga inserita nel decreto Covid fino al 30 giugno non ci sarà ancora la necessità di un’intesa tra lavoratore e azienda per lavorare in smart working.

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La musica cambia per la pubblica amministrazione, dove gli accordi individuali e mediante sindacati sono già obbligatori ad eccezione dei lavoratori fragili, quindi in qualche modo appartenenti a categorie particolari, che potranno lavorare da remoto fino al 30 giugno 2022 anche con la cessazione dello stato di emergenza il 31 marzo.

Ma cosa accadrà per tutti i lavoratori da luglio? Dovrebbe tornare ad essere necessario un accordo individuale scritto tra azienda e singolo lavoratore. Le aziende avranno di fronte un bivio a tre strade: negoziare accordi con ogni singolo lavoratore; definire regole aziendali uguali per tutti; lasciar lavorare il sindacato e siglare un accordo collettivo recepito poi negli accordi individuali.

 

Intanto la Commissione Lavoro della Camera ha messo insieme un disegno di legge sullo smart working che sintetizza più proposte arrivate dai partiti. L’idea è che il nuovo testo vada a sostituire la legge 81 del 2017 ma non è detto che il voto arrivi prima della fine della legislatura.

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