Londra, furto da 60 milioni in casa di Tamara Ecclestone: arrestato un italiano, si nascondeva a Santa Marinella

Domenica 18 Ottobre 2020 di Marco De Risi e Alessia Marani

Si nascondeva in una villetta di Santa Marinella, sul litorale a Nord di Roma, e appena un mese fa era stato denunciato a piede libero (sotto falso nome) per una mega truffa da 480mila euro, Jugoslav Jovanovic, 23 anni, sinti di origine slava, ritenuto da Scotland Yard la mente e il capo della banda che il 13 dicembre del 2019 mise a segno un fantasmagorico colpo da 60 milioni di euro nell'abitazione londinese di Tamara Ecclestone, prima figlia dell'inventore del circuito della Formula Uno 1, Bernie Ecclestone. Di Jovanovic si era persa ogni traccia cinque giorni dopo quando prese un volo da Londra per Milano. Poi nulla più. Venerdì pomeriggio gli agenti del Commissariato romano Viminale lo hanno stanato nella località di mare a pochi chilometri dalla Capitale.

 


SOLDI FALSI
Non era la prima volta che lo vedevano perché il 16 settembre scorso lo avevano denunciato insieme ad altre tre persone dopo avere truffato con il sistema rip-deal (il cambio fraudolento) una coppia di tedeschi che ricercava finanziatori per un progetto di restauro da dieci milioni di euro per un castello di loro proprietà. Jovanovic, sotto altro nome e con documenti falsi, rispose garantendo l'affare dietro una commissione del 4 per cento. E con gli altri tre, ai tedeschi fatti arrivare a Roma, rifilò 480mila euro falsi. Dopo l'episodio, gli investigatori sono andati a fondo sulle sue generalità e incrociando i dati con l'aiuto dei colleghi della Squadra Mobile di Milano che, in relazione al furto di Londra, avevano già individuato altri presunti componenti della banda, sono riusciti a risalire al mandato di cattura internazionale spiccato sul suo conto. Jovanovic sembrerebbe coinvolto anche in un triplice omicidio nei Balcani, circostanza su cui però non sono emersi riscontri. Ai poliziotti non è rimasto altro che andare a bussare alle porte del latitante a Santa Marinella per portarlo nel carcere di Rebibbia.


LA PISTA
Fin dall'inizio, tutte le prove raccolte da Scotland Yard portavano a Jovanovic. Era suo il cellulare agganciato alla cella di Kensington quella notte, stesso numero che risultava presente in zona anche durante i raid ai danni delle lussuose abitazioni dell'allenatore del Chelsea Frank Lampard e del defunto patron del Leicester Vichai Srivaddhanaprabha. Il suo volto, come se non bastasse, era stato immortalato dalle telecamere di sorveglianza. Tutto parlava di quel giovane di origine sinti residente a Milano, proveniente dal campo rom di via Monte Bisbino, che il 13 dicembre era arrivato nei pressi della «billionaires row», la strada dei miliardari e dei reali inglesi William e Kate, in taxi, insieme con altri tre complici. Entrare nella villa dell'ereditiera che era appena partita per la Lapponia con la figlia Sophia e il marito su un jet privato, fu un gioco da ragazzi: l'allarme era stato disinserito e una finestra lasciata aperta dall'interno. Per questo si pensò subito a una talpa. Si diressero verso una delle casseforti delle 57 stanze portando via un bottino in contanti, orologi e gioielli quantificato dalla vittima tra i 50 e i 60 milioni di euro, anche se la polizia londinese ridusse la stima a venti.
I primi a essere arrestati furono Maria Mester, romena, che lavorava nella villa come addetta alle pulizie e il figlio Emil Bogdan ritenuto dalla polizia inglese suo complice. La Mester, che aveva vissuto in via Bisbino, prese un volo da Londra per la Serbia con Daniel Vukovic. Poi rientrò in Inghilterra e a tradirla fu una foto postata su Facebook in cui indossava pendenti da 300mila euro, gli stessi rubati a Tamara.


LA TRATTA DELL'ORO
Tra Milano e Varese furono fermati, invece, Alessandro Donati e Alessandro Maltese, quest'ultimo indicato come palo: «Io non c'entro, ero fuori, vidi gli altri della banda uscire dalla villa con una enorme borsa di Louis Vuitton», disse agli inquirenti. Jovanovic ora è dietro le sbarre. Ma che fine ha fatto il tesoro della Ecclestone? Il sospetto è che il grosso abbia preso la rotta della tratta dell'oro, fuso nei campi rom e rivenduto. A Milano il clan Jovanovic è noto per i trascorsi di Nenad, il re delle truffe, mago del rip-deal. Una volta spacciandosi per un rabbino riuscì ad assicurarsi dei pezzi unici, di Renoir e di Rubens, da un gallerista londinese a cui consegnò borse di soldi falsi. La polizia gli confiscò beni per due milioni di euro. Jugoslav, sebbene giovanissimo, stava seguendo le sue orme.

Ultimo aggiornamento: 08:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA