Maria, la professoressa dei ragazzi di Nisida: «Riscriviamo la storia»

di Maria Pirro

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«La conosco da una settimana e ci ho già litigato più di tre volte, non capisco perché questa strana maestra continua a infastidirmi: non mi è mai interessato studiare». Sara è una delle dieci ragazze detenute nel carcere minorile di Nisida e ragiona ad alta voce, descrive così la sua insegnante che «resta seria, non mi parla, non mi guarda». Maria Franco, la professoressa di italiano, è minuta, ordinaria, lo scialle avvolto sui vestiti, il grigio dei capelli tagliati a caschetto, lo sguardo che non fissa subito il centro. Ha una voce sottile, asciutta, a volte brusca, a Napoli arriva da Reggio Calabria, la stessa terra di Sara, il profondo Sud: dal quel giorno impresso nella memoria di entrambe sono passati tre anni. «Andiamo d'accordo maè?», sorride la sua allieva in vista dell'addio. La 67enne va pensione dopo una carriera inattesa: «Nel 1984, quando arrivai Nisida, pensai fosse subito finita l'esperienza perché un ragazzo mi rovesciò il banco addosso e finì in isolamento. Invece, al rientro in classe, mi disse in dialetto: che dobbiamo fare oggi?», ricorda. Trentacinque anni dopo, Maria Franco è tra i vincitori dell'Italian teacher prize per l'attività portata avanti nella scuola, unico luogo nell'istituto penitenziario senza sbarre: «Alla scrittura ha dedicato gran parte dei suoi lavoro, perché convinta sia uno strumento privilegiato», riepiloga. E, la scrittura, è il suo modo per restituire ai giovani «una possibilità, autonoma, personale, di ripartire da se stessi, liberando il proprio passato e orientando il proprio futuro e, insieme, un solido ponte verso il mondo», dice.
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Venerdì 24 Maggio 2019, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 24-05-2019 10:37
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