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Alleanza di Secondigliano, schiaffo al clan: abbattuti altri due altarini all'Arenaccia

Lunedì 11 Aprile 2022 di Valentino Di Giacomo
Alleanza di Secondigliano, schiaffo al clan: abbattuti altri due altarini all'Arenaccia

Prosegue senza sosta l’attività di rimozione delle edicole votive erette dal clan dell’Alleanza di Secondigliano. Ancora uno schiaffo, non solo simbolico, alla criminalità organizzata. Altre operazioni in corso da questa mattina, lunedi 11 aprile, con la demolizione di altre due cappelle votive. Entrambi gli altarini sono in zona Arenaccia: il primo in via Generale D'Ambrosio 38, l’altro in via Filippo Maria Briganti 52. Sul posto gli agenti della polizia municipale guidata dal Comandante Ciro Esposito.

Già la scorsa settimana furono abbattuti due altarini dell’Alleanza, sono tutti relativi alle 11 edicole votive sequestrate dalla Procura di Napoli lo scorso anno, tutte dedicate a personaggi del clan.  Nei prossimi giorni - secondo un cronoprogramma già stilato dal Comune - saranno abbattuti anche gli altri sette altarini, tra questi anche uno che è sorto su un'opera di rilievo storico come l'acquedotto romano dei Ponti Rossi. Gli operai hanno proceduto agli abbattimenti questa mattina sotto la stretta sorveglianza della polizia municipale e delle altre forze dell’ordine. 

Il decreto di abbattimento, prevalentemente per altarini dedicati a personaggi legati al clan Contini, è partito due mesi fa da un'indagine avviata già lo scorso anno a seguito del sequestro di tre statue sacre del Seicento originariamente collocate nella Chiesa Santissima Maria del Rosario di via San Giovanni e Paolo. Sono le tre statue - che grazie ad un'inchiesta del nostro giornale - sono state rinvenute dai carabinieri nella disponibilità delle famiglie mafiose Mallardo-Bosti-Contini, nel palazzo della suocera dei boss dell'Alleanza di Secondigliano, Ninella Aieta

Da quella indagine sulle statue del '600, che ha messo in luce anche torbidi rapporti tra pezzi di clero e pezzi di camorra, è stato poi possibile risalire a tutta la distorta vocazione degli appartenenti al sistema dei clan. Gli altarini nascono infatti come strumentale celebrazione di figure criminali, ma anche per manifestare il controllo del territorio da parte dei personaggi apicali dei clan. In una mano la corona del Rosario nell'altra la pistola. 

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Non si tratta, quindi, solo di operazioni simboliche: intaccare la presenza sul territorio dei clan, anche attraverso queste forme di distorta vocazione religiosa, significa assestare un duro colpo anche all'immaginario fallace sul potere dei sodalizi criminali nei quartieri di Napoli. Se lo scorso anno l'attività di indagine si concentrò prevalentemente nel centro storico della città, ora - anche grazie alle nuove inchieste portate avanti dalla Procura partenopea - si sta operando nella zona dell'Arenaccia e di San Carlo all'Arena, lì dove il potente clan nato dall'unione dei Bosti-Contini-Mallardo è fortemente egemone anche grazie a queste forme di religiosità strumentale. Lo Stato c'è

Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 08:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA