Armi, droga e l’agguato fallito
la carriera choc del finanziere

Mercoledì 7 Giugno 2017 di Leandro Del Gaudio
Armi, droga e l’agguato fallito la carriera choc del finanziere

Quel giorno era alla testa di un commando di morte, indossava la divisa, quella di ordinanza, aveva la pistola alla fondina. Solo che in tasca aveva un documento falso, un verbale posticcio, e guidava una macchina della finanza fabbricata dalla peggiore camorra metropolitana. Era arrivato a tanto, Claudio Auricchio, classe 1977 di Nocera Inferiore, finanziere dei baschi verdi: membro di un gruppo di fuoco del clan dei girati, quello della Secondigliano vecchia della Vannella Grassi, uomo di fiducia di Antonio Mennetta (che in una intercettazione sognava di diventare imperatore di Scampia). Era arrivato a capitanare una missione di morte - siamo all’inizio del 2012 - nella roccaforte degli Abbinante, per uccidere una sorta di «dead man walking», quel Giovanni Esposito non a caso conosciuto come ‘o muorto (anche se poi sfuggirà ad almeno tre agguati), nel pieno della cosiddetta terza faida di Scampia.

Lui, Claudio Auricchio, fece il suo «dovere», come hanno spiegato una dozzina di pentiti, tutti ex esponenti del clan dei girati: si mise alla guida di una Fiat Bravo di colore grigio con la scritta Guardia di Finanza, fatta allestire da Antonio Mennetta e Ciro Cortese, puntò a casa di Giovanni Esposito (reduce da un precedente agguato nel quale era riuscito a schivare le pallottole trovando riparo in un negozio di abbigliamento, mentre i killer ingaggiavano un conflitto a fuoco con la polizia). Cosa accadde in quella palazzina popolare? Giovanni Esposito stava seguendo il finanziere, spalleggiato da finti colleghi, tra cui Ciro Cortese, ex guardia forestale asservita alla camorra, ma ebbe un momento di lucidità.


La trappola
È così che due donne di casa sua iniziarono a urlare, temendo una trappola, Esposito prese il telefono per chiamare polizia o carabinieri e il piano saltò. Assieme al finanziere Auricchio, c’erano - oltre a Ciro Cortese (fratello di Giovanni, il «cavallaro»), c’erano anche Eduardo Zaino e altri presunti affiliati. È solo uno spaccato di presunte collusioni tra la camorra dei «girati» e pezzi dello Stato, finita al centro dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Laura De Stefano. Ventisette arresti (4 dei quali ai domiciliari), droga e camorra, spicca il ruolo di due finanzieri. Oltre ad Auricchio, ordine di arresto anche per Giacomo Baldassi, altro basco verde, classe 1972 originario di Castellammare di Stabia, al termine di indagini coordinate dai pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra, sotto il coordinamento dell’aggiunto Filippo Beatrice. Una vicenda ricostruita nel corso di una conferenza stampa tenuta dal procuratore reggente Nunzio Fragliasso, al termine del lavoro condotto dalla squadra mobile del primo dirigente Luigi Rinella e dalla nucleo di polizia tributaria del comandante Giovanni Salerno. Spiega il procuratore: «Interverremo ovunque ci siano collusioni di questo tipo».

Il terremoto
In cella finisce anche Salvatore Di Lauro (alias terremoto), uno dei dieci figli del padrino Paolo Di Lauro; Umberto Accurso, un tempo reggente della Vinella Grassi, camorrista autore di canzoni e regista dell’agguato - la notte tra il 19 e il 20 aprile 2016 - contro la caserma dei carabinieri di Secondigliano, per vendicarsi dello Stato che gli aveva sottratto i figli con lo scopo di difenderli da ritorsioni: il fratello, infatti, si era pentito. Una storia segnata da patti segreti per mantenere la leadership della droga a Napoli. Quella di ieri è la risposta fortemente voluta dal questore Antonio De Iesu e dal comandante regionale Fabrizio Carrarini in materia di contrasto al crimine organizzato.

E torniamo al caso del giorno, ai due finanzieri arrestati: i due militari erano stati arrestati dai colleghi nel 2015, colti in flagranza mentre portavano droga in Puglia; ed è lo stesso comando della Finanza a rimarcare la netta discontinuità rispetto a quanto avvenuto tra il 2013 e il 2014. Anche un ufficiale in forza nei baschi verdi, per altro, pur non essendo indagato, è stato trasferito in questi anni ad altri uffici, proprio per la particolare familiarità con i due sottoposti finiti ieri agli arresti.

Le trenta pistole
È l’atto di nascita del clan dei girati. Quando Antonio Mennetta e Rosario Guarino (alias joe banana, oggi pentito) decidono di dare inizio a una storia criminale autonoma (di «girarsi») rispetto ai Di Lauro. Si parte dall’arsenale, per la cui formazione avrebbe svolto un ruolo il finanziere Auricchio, alias ‘o russo, come raccontato dal pentito Luca Cortese: «A quel punto la Vinella Grassi ha bisogno di ricostituire il suo arsenale e per come ho saputo da mio fratello Ciro Cortese, l’incarico di acquistare un certo numero di armi è stato dato al finanziere detto ‘o russ. I soldi vennero dati da Umberto Accurso al finanziere. Non so la cifra. Non so nemmeno a chi si rivolse il finanziere, so solo che vennero acquistate una trentina di pistole, la maggior parte delle quali erano Taurus, come quelle sequestrate. Dopo l’acquisto, le armi vennero divise tra i vari gruppi della Vinella: al Lotto G; in quel momento gestito da Ciro Barretta, da Gaetano e da Bruno. Il clan Marino, il gruppo del Perrone, ebbero tutti non meno di cinque pistole, che Umberto Accurso regalò loro».

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