Camorra a Dubai, il «giallo» verso una svolta: presto in Italia il presunto narcos

Martedì 21 Gennaio 2020 di Leandro Del Gaudio
Camorra a Dubai, il «giallo» verso una svolta: presto in Italia il presunto narcos

È atteso per le prossime ore, probabilmente a partire da domani, l'arrivo in Italia del personaggio arrestato a Dubai pochi giorni prima di Natale.

È atteso in particolare a Napoli, l'uomo indicato come Bruno Carbone, narcotrafficante al servizio dei clan di camorra, che - dal canto suo - si difende sostenendo di chiamarsi Domenico Alfano. Una sorta di intrigo internazionale, un episodio che si tinge decisamente di giallo, destinato a chiudersi nel giro di pochi giorni. A questo punto, o dentro o fuori, o si tratta di un colpo straordinario, con le manette ai polsi di Carbone, o si tratta di un clamoroso errore di persone. O addirittura di uno scambio di persone, sempre a voler seguire quanto venuto fuori in questi giorni. Come è noto, l'uomo arrestato prima di Natale a Dubai, viaggiava con un documento intestato a Domenico Alfano. Ed è dalla cella di Dubai, che il sedicente Domenico Alfano ha scritto una lettera (indirizzata al Mattino e al Roma), per rimarcare la propria estraneità alle accuse che gli vengono contestate e che lo tengono di fatto in cella: «Non mi chiamo Bruno Carbone - ha spiegato - non c'entro niente con il traffico di droga. Mi chiamo Domenico Alfano, sono incensurato, faccio l'imprenditore, il ristoratore a Panama, sono venuto a Dubai con la mia famiglia solo per una vacanza». A questo punto saranno le autorità giudiziarie italiane a svolgere quelle verifiche necessarie a mettere la parola fine sul giallo di Dubai.

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Intanto, però, vanno avanti le inchieste sul narcotraffico dei clan di Secondigliano, che si sarebbero avvalse proprio della trama di Bruno Carbone. Aula 419, dinanzi al gip è stato il pm Maurizio De Marco (titolare delle indagini sui narcos assieme alla collega Vincenza Marra) a chiedere pene altissime per il presunto gruppo di soggetti legati al boss Raffaele Imperiale (a sua volta latitante a Dubai dal 2015). In sintesi, la Procura ha chiesto 18 anni di reclusione a carico di Raffaele Scognamiglio; 12 anni di reclusione per Marco Simeoli; dieci anni per Vincenzo Torino; cinque anni e quattro mesi per Luigi Carotenuto; dieci anni per Luigi Abbrunzo; dieci anni per Maurizio Ambrosino; 14 anni per Massimo Liuzzi; sei anni di reclusione per Giuseppe Marono; otto per Ferdinando Perrotta; 14 anni di reclusione per Angelo Russo.

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Si tratta di richieste - bene chiarirlo - alle quali ora dovranno replicare gli avvocati di parte (rappresentati tra gli altri dai penalisti Leopoldo Perone e Vittorio Giaquinto), in uno scenario che fa i conti anche con quanto sta avvenendo in queste ore.
Ma torniamo al giallo degli Emirati Arabi. A distanza di un mese dalle manette, si fa fatica a comprendere cosa sia realmente avvenuto. Possibile che ci sia stato un errore di persona? Secondo Domenico Alfano, non ci sono dubbi: «Sono innocente e vittima di un incubo giudiziario. Il resto me lo deve spiegare chi mi ha arrestato senza un motivo». Diversa la valutazione di interpol e autorità emiratine, che si sono limitate a rimandare in Italia il presunto Carbone. 

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