Camorra, la mania del boss: copiare la casa del Grande Fratello

Lunedì 16 Febbraio 2015 di ​Leandro Del Gaudio
Non doveva mancare nulla in quella casa, tutto doveva essere identico al set dei suoi sogni: bagni non in vista, esterni ben curati, con un paio di pezzi forti. Quali?



La piscina esterna, lì nel giardino, il ring per qualche incontro di box, la palestra, gli specchi, la vasca centrale, quella destinata a rimanere lontano da sguardi indiscreti. Anche lo stile, poi, era una copia della «casa» per eccellenza, quella del «grande fratello», della fiction che da quindici anni continua ad appassionare il pubblico dei reality show.



Una mania, una fissazione, quella di Vincenzo Lo Russo, detto ’o signore, almeno secondo la ricostruzione offerta di recente da uno degli ultimi pentiti di camorra, uno che ha scalato e percorso tutte le tappe della fenomenologia criminale in salsa camorristica: si chiama Antonio Occurso, è stato pusher, boss del cosiddetto clan dei girati della Secondigliano vecchia (la cosiddetta zona della Vanella Grassi), fino a passare alla collaborazione con la giustizia. Posto di fronte a centinaia di fotografie di luoghi e personaggi, non ha avuto esitazione a raccontare particolari inediti sul conto di Vincenzo Lo Russo, uno dei discendenti della dinasty di Giuseppe Lo Russo (boss dei cosiddetti capitoni, al momento detenuto), a proposito di vezzi e attitudini private: «Lo chiamano ’o signore - ha spiegato Accurso - e ha una casa a Miano abbastanza famosa».



In che senso? «Se l’è fatta fare tipo quella del grande fratello, con la piscina all’esterno, la palestra all’interno, il ring per gli incontri di boxe. A Miano lo sanno tutti».



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