Tecnologia e armi speciali, i «supercarabinieri» come Swat a Napoli Foto

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di ​Giuseppe Crimaldi

A vederli ricordano da vicino gli uomini delle unità speciali «SWAT», i gruppi americani destinati a svolgere le operazioni estreme e più rischiose. Invece sono italianissimi carabinieri. Militari super-addestrati e pronti a intervenire in condizioni d'emergenza. Fanno parte dell'«Api», acronimo di «Aliquota di primo intervento», e da qualche giorno sono pienamente operativi anche a Napoli, oltre che a Roma e a Milano.
 


Casco militare, giubbotto antiproiettile, armamenti leggeri d'avanguardia (si va dalla BerettaAR70/90 calibro 5,56 Nato al fucile mitragliatore PM12-S2 calibro 9 parabellum), le pattuglie - che coprono turni di notte e di giorno - sono dislocate lungo l'intero scacchiere cittadino. L'Aliquota di primo intervento nasce anche come unità operativa antiterrorismo. I carabinieri che ne fanno parte sono tra i migliori uomini «operativi» - per portanza fisica, preparazione e capacità di far fuoco centrando il bersaglio, anche in movimento - dell'Arma: addestrati per sparatorie e situazioni straordinarie e di emergenza. Secondi solo ai formidabili colleghi del «Gis». La minaccia del terrorismo, certo.

Ma in una città come Napoli - nella quale i rischi connessi all'offensiva della camorra si sovrappongono a quelli della microcriminalità - l'impiego di questa eccellenza militare servirà anche a rinforzare le misure tese a contrastare l'offensiva della criminalità, delinquenza comune o organizzata che sia. La novità non è passata inosservata. Ieri mattina le squadre erano presenti nel cuore del centro, tra via Toledo e piazza del Plebiscito. Solo pochi giorni fa all' aeroporto di Capodichino, icarabinieri dell'Api hanno arrestato in flagranza un rapinatore che aveva messo a segno un colpo nell' aerostazione.
Giovedì 14 Aprile 2016, 08:41 - Ultimo aggiornamento: 14-04-2016 14:07
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