Consegne a domicilio vietate in Campania, i fratelli Salvo rompono il fronte dei pizzaioli: «Il food ha bisogno di altro»

Martedì 7 Aprile 2020

Cosa ne sarà della ristorazione? Il tema, tra i tanti in questo surreale periodo è tra i più discussi, soprattutto perché fare previsioni è impossibile. E allora? Che si fa, in un settore che è linfa vitale per la Campania? A chiederselo con più di una perplessità sono i fratelli Francesco e Salvatore Salvo, che sulle spalle hanno la preoccupazione per le due pizzerie di loro proprietà, a San Giorgio a Cremano e a Riviera di Chiaia. Nei giorni in cui dai social partono le richieste per consentire anche in Campania il delivery, la loro è però una voce fuori dal coro, che si poggia su quella necessità di sicurezza da un lato e sul bisogno di aiuti concreti dall’altro: «In Campania la situazione lavoro è molto complicata ma sappiamo anche che tante restrizioni (più che in altre regioni) qui sono state imposte perché il nostro sistema sanitario non può permettersi di collassare», spiegano Francesco e Salvatore: «Noi vogliamo riaprire, è ovvio, ma pensiamo che iniziare con il delivery sia un palliativo che non ci permetterà di rimetterci in carreggiata, anzi. Da un lato, ben presto, ci sarà la voglia della gente di uscire, e dall’altro lato un’esasperazione della crisi che porterà molta gente “fobica” ad evitare almeno nei primi tempi contatti sociali, a cui si aggiungerà chi per ragioni economiche non potrà permettersi ciò che un tempo era normale. È chiaro che l’economia cambierà radicalmente: aziende come le nostre anche se all’origine non hanno debiti e/o finanziamenti pregressi saranno costrette ad indebitarsi per un discorso di liquidità necessaria e questo diventerà un gioco di “usura forzata” che ci costringerà ad un passivo nel tempo. Inoltre, si assisterà ad un’inevitabile e repentina di perdita di potere di acquisto e disponibilità finanziaria nella vita reale. Ci saranno molti meno investimenti di persone non del settore che come in questi anni hanno fiutato il business del food, meno nuove aperture, con il rischio che in tutto questo possa inserirsi la criminalità organizzata».
 


Uno scenario realistico quello immaginato dai fratelli Salvo che chiedono un aiuto statale reale in un momento tanto assurdo come quello che stiamo vivendo: «Il delivery non lo riteniamo però efficace in questo momento: sarebbe più sensato puntare a riprendere a pieno le nostre attività nel più breve tempo possibile. Ora se il delivery può essere un passaggio intermedio che nel breve tempo ci porti alla normalità piena bene, altrimenti è inutile sia in termini di fatturato, sia come segnale di ripresa della normalità per le nostre aziende, per le collettività e per la nostra manodopera. Ma non è di certo la soluzione, anzi, forse porterebbe a riaprire in un momento ancora rischioso e di certo non diminuirebbe l’afflusso di persone in strada, anzi aumenterebbe quello dei nostri lavoratori, che sono il nostro pensiero principale ed è per questo che chiediamo aiuto concreti più che palliativi, in un sistema, ripetiamo, precario come quello campano in termini di sanità ma che finora ha retto più che bene, proprio per le restrizioni imposte probabilmente». L’alternativa è dunque quella di fatti concreti ma senza correre pericoli: «Sarà più opportuno intavolare con le istituzioni una trattativa per la riapertura delle attività senza fretta. La fretta piuttosto che farci tornare alla normalità in breve tempo potrebbe farci ricadere in “secondo picco di infezioni” che sarebbe poi letale per tutti. Noi ristoratori lavoriamo con la gente e quindi è anche a loro dobbiamo pensare, oltre ovviamente ai nostri dipendenti che spesso sono come una famiglia. Ma le persone che devono tornare a mangiare fuori ed ad affollare in nostri locali, in sicurezza naturalmente. Ci servono aiuti concreti dallo Stato, accettiamo o dovremmo accettare un ritorno graduale, ma che sia ragionato, veloce e soprattutto efficace a tornare alla normalità: lasciamo da parte le scelte impulsive perché le tendenze, le mode della ristorazione le scriviamo noi imprenditori della ristorazione, noi che leggiamo le tendenze della gente e noi che sappiamo cosa offrire alla gente. Cose che danno parvenza di mezzo pericolo o di “stato di guerra” non sono per riportare la serenità». 

Ultimo aggiornamento: 8 Aprile, 09:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA