Coprifuoco a Napoli, la rivolta dei giovani: mille in strada, guerriglia con la polizia

Venerdì 23 Ottobre 2020 di Antonio Folle

Un migliaio di giovani a volto coperto, tra loro molti militanti del circuito antagonista e non solo, sono scesi per le strade a Napoli, nella prima serata di coprifuoco alle 23, per protestare contro la stretta anti-Covid varata dal governatore della Campania De Luca.

Ci sono stati scontri con la polizia - un centinaio di agenti in tenuta antisommossa - e lanci di lacrimogeni e petardi, soprattutto davanti al palazzo della Regione. Un cassonetto è stato dato alle fiamme, mentre bottiglie di vetro sono state scagliate contro gli agenti. «Nessuna condizione di disagio, per quanto umanamente comprensibile, può in alcun modo giustificare la violenza», ha detto a caldo il questore di Napoli Alessandro Giuliano commentando quelli che non ha esitato a definire «veri e propri comportamenti criminali verso le forze dell'ordine». 

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I manifestanti sono scesi in strada organizzati da un tam tam partito sui social. A protestare non sono commercianti e piccoli imprenditori che lo hanno fatto pacificamente in queste ore, sia a Napoli che a Salerno, ma giovani radunatisi nelle zone tradizionalmente frequentate da universitari e galassia antagonista.

I manifestanti hanno creato una barriera di cassonetti della raccolta differenziata lungo via Santa Lucia, poi hanno appiccato il fuoco. Un automezzo dei pompieri è stato bloccato dai contestatori per impedirgli di spegnere le fiamme e atti vandalici sono stati compiuti anche contro diverse vetture ferme. 

 

Negli scontri una troupe di Sky Tg24 è stata aggredita, rincorsi e malmenati il giornalista Paolo Fratter e il suo operatore: l'aggressione è avvenuta mentre Fratter era in collegamento con lo studio, ed era stata preceduta da un crescendo di intromissioni, via via più aggressive, di manifestanti nella diretta. Il giornalista è stato colpito fino a ritrovarsi steso sul cofano di un'auto, ha cercato di calmare chi aveva di fronte ricordando più volte di stare lavorando, di stare cioè documentando la protesta. La situazione è però precipitata e Fratter è dovuto fuggire insieme all'operatore: «Siamo stati aggrediti, non è stata una passeggiata», ha detto il giornalista, sempre in diretta, una volta raggiunta area più sicura.

Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre, 07:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA