Coronavirus, è emergenza terapia intensiva: pronto il piano per la Campania

Lunedì 2 Marzo 2020 di Ettore Mautone
Una buona ventilazione polmonare e l'assistenza in rianimazione possono fare la differenza nella cura dei casi complicati di coronavirus. Anche gli anziani più fragili possono guarire. Tutte le Regioni italiane, pertanto, si stanno attrezzando per fronteggiare un'eventuale ondata di piena. Oltre alle tensostrutture montate dalla Protezione civile nei pronto soccorso per separare e isolare gli accessi in stato di allerta c'è ora proprio la rete delle rianimazioni che possono contare su un numero limitato di posti letto. In Campania in totale le degenze ad alta intensità assistenziale sono 622 distribuite in 59 unità per altrettanti centri ospedalieri. I posti pubblici sono 540 (50 reparti) e quelli privati 72 (6 reparti delle Case di cura più grandi come Pineta Grande a Castelvolturno, Villa dei Fiori ad Acerra, la Mediterranea a Napoli), tutte inserite nella rete per l'infarto a cui vanno ancora aggiunti 10 unità di terapia intensiva dislocate negli ospedali classificati (Fatebenefratelli a Napoli e Benevento, Betania a Napoli, Camilliani a Casoria). Di posti se contano 72 tra Avellino e Benevento, 86 a Caserta, 265 a Napoli centro (dove si concentrano molti grandi ospedali), 110 a Salerno (tutti pubblici), 44 a Napoli sud. La carenza è concentrata sopratutto a Napoli nord dove per un milione di abitanti sono disponibili solo 42 posti di cui 34 nel pubblico e 8 nel privato.
 
 

Allo studio della Regione intanto c'è un piano. Consiste in un censimento di tutti i posti esistenti e di quelli liberabili in breve tempo attraverso una revisione dei criteri di appropriatezza dei ricoveri per cronici e lungodegenti. L'obiettivo è tenere libero, in caso di necessità, almeno un posto per ciascuna struttura a disposizione di malati che, dopo quarantene domiciliari o ricoveri (in uno dei 200 posti letto a isolamento ma ordinari già individuati in 8 presidi ospedalieri dotati di malattie infettive distribuiti nella varie province) dovessero aggravarsi. Al Cotugno spetta recitare la parte del leone. Qui al coronavirus sono attualmente dedicati 40 posti letto ordinari in isolamento (facilmente raddoppiabili con accorpamenti e altre soluzioni logistiche) mentre la rianimazione è stata raddoppiata: una con 8 posti è dedicata alle emergenze ordinarie (meningiti endocarditi ecc) e l'altra con la stessa dotazione è pronta ad entrare in funzione per i pazienti affetti da polmoniti da coronavirus. Attualmente i 4 pazienti ricoverati al Cotugno, di cui 2 in stanze a pressione negativa e alto isolamento, sono tutti in discrete condizioni di salute e nessun posto di rianimazione è stato ancora impegnato

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Nella disamina generale delle disponibilità va comunque detto che con difficoltà grandi ospedali come il Cardarelli (56 posti) privo di reparti di malattie infettive possono liberare posti intensivi. Così i 16 del Santobono restano a disposizione solo per i bambini mentre tra i 60 dei Colli sono contati anche gli 8 del Cotugno. Da escludere dalla rete anche i 10 del Pascale mentre qualche unità di rianimazione senza dubbio potrebbe essere reso disponibile tra gli 8 di cui sono rispettivamente dotati il San Giovanni Bosco, il Loreto, il Pellegrini e il San Paolo mentre del tutto indisponibili sono i 4 degli Incurabili. Significativa, se dovesse essere necessaria, infine la dotazione di 14 e 16 posti dei due policlinici universitari (Vanvitelli e Federico II) e i ben 28 dell'Ospedale del mare. In provincia a Napoli nord ci sono i 15 di Pozzuoli i 6 di Ischia, gli 8 di Giugliano e i 5 di Frattamaggiore e a sud di Napoli gli 8 di cui sono dotati rispettivamente Nola, Torre del Greco e Boscotrecase. Infine i 10 di Castellammare a cui si aggiungono i 4 di Vico e i 6 di Sorrento. Per finire da mettere nel conto ci sono i 42 posti del Ruggi di Salerno, i 22 del Moscati di Avellino che fa il paio con quelli di Caserta e i 24 del Rummo.
 

C'è poi un piano C: ossia la possibilità di organizzare anche a domicilio, di pazienti che non trovassero posto in scenari di grande affollamento, unità di ventilazione assistite con mascherine e cappe a ossigeno. Soluzioni già sperimentate con successo in Cina dove con il progredire dell'epidemia si è capito che la chiave per le guarigioni è proprio una corretta assistenza polmonare nella fase più acuta dei contagi con sintomi gravi. È di queste ore la notizia che una paziente di 98 anni è guarita dall'infezione. La donna cinese è stata dimessa da un ospedale di Wuhan dove era stata ricoverata con febbre a 40 all'inizio di febbraio con la figlia 55enne. Monitorata 24 ore su 24 e sottoposta ad una terapia basata su antivirali e ossigeno è ora tornata a casa sana e salva.  Ultimo aggiornamento: 19:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA