Coronavirus a Napoli, ospedale Cardarelli a pieno regime: operazioni nel weekend

Giovedì 28 Maggio 2020 di Ettore Mautone

Fase 2 al Cardarelli: oltre al significativo aumento degli afflussi in pronto soccorso, e alla ripresa delle attività di ricovero ordinario e degli ambulatori, ora riaprono anche la day e week-surgery, ossia la chirurgia effettuata in un solo giorno, o con ricoveri della durata massima di cinque. Un vero e proprio fiore all'occhiello dell'ospedale partenopeo. L'obiettivo del manager Giuseppe Longo è anche quello di garantire che tutta la macchina assistenziale sia a pieno regime, dal pronto soccorso ai reparti di prevenzione Covid-19. «La week-surgery - spiega Maurizio De Palma, direttore del Dipartimento di Chirurgia generale e specialistica - consente di usare con maggiore efficienza le risorse di personale e di programmare interventi chirurgici che richiedono una breve durata del ricovero». I pazienti arrivano in ospedale dopo gli esami preliminari e la degenza viene ridotta all'osso. Un'organizzazione del lavoro a intensità di cura di cui si giovano soprattutto i pazienti che ne guadagnano in qualità e accoglienza. Anche all'atto delle dimissioni è prevista una discharge room, una stanza arredata con poltrone e altri confort nella quale i pazienti dimessi possono aspettare l'ambulanza, o i parenti che devono riportarli a casa. Ciò consente anche di liberare più velocemente i posti letto e garantire un più rapido turn-over.

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Responsabile di questo tassello dell'assistenza sanitaria del Cardarelli è Eugenio Gragnano. Le patologie chirurgiche trattate sono a ridotta complessità: interventi alla mammella, alla tiroide, ernie, emorroidi, interventi all'appendice e alla colecisti in quadri clinici non complicati ma che assorbono una quota non trascurabile della domanda di assistenza. «Gli episodi legati ai contagi che si sono susseguiti in questi giorni - dicono i Cobas - hanno visto il Cardarelli messo all'indice. Oggi però, con la ripresa graduale di tutte le attività ordinarie, riapre anche un reparto di eccellenza che rimette in moto realmente la fabbrica della Salute più grande del Sud. In Sanità - aggiunge il sindacato - l'appropriatezza si declina, oltre che nella clinica, nell'organizzazione».
 

 

La week-surgery è un'unità multidisciplinare che mette in campo tutte le specialità chirurgiche ed è caratterizzata da ricoveri brevi e affianca la degenza chirurgica tradizionale. Il suo sviluppo è stato favorito dall'introduzione di moderne tecniche chirurgiche e anestesiologiche che hanno permesso una netta riduzione dei tempi medi di degenza post-operatoria. «Gli interventi con la riapertura della week-surgery - conclude la Confederazione dei Comitati di base - consentiranno in piena sicurezza degenze più brevi, programmate e rispettate con percorsi standardizzati e guidati». Riduzione del rischio complicanze, migliore appropriatezza, ottimizzazione e incremento dell'attività chirurgica, razionalizzazione dell'utilizzo del blocco operatorio, minor uso di farmaci, snellimento delle liste di attesa con la disponibilità di letti per il trattamento di patologie maggiori, i principali vantaggi. Non ultimo il gradimento da parte dei pazienti che, disponendo di un percorso dedicato, non vengono trascurati a causa del flusso dal pronto soccorso. Un servizio che in soli tre anni ha permesso di effettuare circa quattromila interventi offrendo ai cittadini una sanità altamente competitiva.

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Intanto, sul fronte delle attività del pronto soccorso, Fiorella Paladino, responsabile dell'emergency del Cardarelli, racconta il ritorno alla normalità del più grande ospedale del Sud: «Abbiamo creato - spiega - delle recinzioni per cercare di mantenere la distanza, ma ci sono momenti di criticità e anche la ricettività dell'ospedale si è ridotta. Avevamo letti aggiunti, barelle e ora non possiamo più averle. Tutti gli ospedali sono molto in sofferenza da questo punto di vista». Un pronto soccorso, quello del Cardarelli, che ha già raggiunto numeri importanti: circa 180 accessi al giorno. Molti pazienti non si sono curati durante il lockdown e ora arrivano con situazioni cliniche complesse. Un pronto soccorso di nuovo affollato in cui si fa fatica a mantenere il distanziamento. 

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