La Corte Ue boccia l'Italia: l'esodo silenzioso dei 450 disperati di Giugliano che nessuno vuole

di Antonio Menna

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Quattrocentocinquanta esseri umani hanno vagato per sette giorni nelle campagne tra Giugliano e l'entroterra casertano, tra Casapesenna, Castelvolturno e Villa Literno, dormendo a bordo delle loro auto, e cercando nel cofano, sotto i sedili, nel porta oggetti, il maglione per il fresco e il pigiama per il bambino. Quattrocentocinquanta esseri umani, 73 famiglie, una carovana disperata, un circo triste in fuga da un nemico immateriale. Una scena biblica. Il pieno di benzina, le masserizie nei furgoni o legate sul tettuccio. Il passo lento di chi cerca un'area di sosta. Lo sguardo lungo sulle terre abbandonate ai lati delle strade dove piazzarsi per la notte, o magari, ora dopo ora, costruire una nuova, piccola, città. Una nuova vita. Quattrocentocinquanta esseri umani. Duecento minori di 14 anni, centocinque in età scolare, che da sette giorni non entrano più in classe. Alcuni sono cittadini italiani. Tutti hanno passaporto europeo. Di origine Rom, in gran parte bosniaci, vivevano da tre anni in un accampamento tra via Vaticale e via Sambuco, sui terreni di una ex fabbrica di fuochi d'artificio, a ridosso del Ponte Riccio, una frazione di Giugliano che cuce la periferia della città con la zona del litorale, a pochi passi dalla Circumvallazione esterna e dell'imbocco dell'Asse mediano.
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Domenica 19 Maggio 2019, 14:00 - Ultimo aggiornamento: 19-05-2019 14:32
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