Covid in Campania, miglioramento lento ma rischio di 3 settimane in rosso

Venerdì 20 Novembre 2020 di Ettore Mautone

Sono passati 5 giorni da quando il Comitato tecnico scientifico e la cabina di regia del ministero della Salute, hanno decretato per la Campania e la Toscana la zona rossa. L'aggiornamento della decisione scatta dopo 15 giorni: per l'andamento della febbre del virus in Campania, in leggera flessione ma con gli ospedali ancora congestionati, è quasi certo che bisognerà attendere ancora un'altra settimana prima che gli indicatori epidemiologici possano risentire in maniera significativa delle restrizioni sociali attualmente in vigore. Dall'8 novembre l'andamento dei principali parametri è in leggera flessione: l'indice Rt di diffusività del virus è passato da 1,64 a un range che oscilla da 1,3 a 1,5.

Sul fronte del tasso di occupazione dei posti letto è stato raggiunto un equilibrio tra nuovi ingressi, trasferimenti e dimessi-guariti per cui gli ospedali restano pieni con piccole quote di posti liberi in terapia intensiva e in degenza ordinaria ma almeno non ci sono più le file fuori ai pronto soccorso. A ciò va aggiunta la quota di posti letto di degenza a bassa intensità assistenziale immessa dalla rete delle Case di cura accreditate che hanno consentito, soprattutto nelle province di Napoli e Caserta, di decongestionare le prime linee rendendo meno pesante il sovraccarico sulla rete sanitaria. A questo si è aggiunta una progressiva standardizzazione delle cure precoci a casa che, a macchia di leopardo, stanno garantendo una presa in carico domiciliare da parte dei medici di famiglia, delle Usca e dei team Covid distrettuali. Piccole leve azionate tutte insieme che hanno consentito di alzare il macigno dell'iperafflusso nelle prime linee ma ancora troppo timidamente per segnare un'inversione di tendenza che solo tra una settimana o due, dopo aver raggiunto il picco, dovrebbe segnare una vera e propria discesa. «È ancora prematuro fare una valutazione sull'impatto della zona rossa rispetto ai parametri monitorati dal ministero - avverte Gianni Di Trapani ricercatore IRISS-CNR e docente di statistica economica - che comunque ad essere ottimisti produce effetti ma con molta lentezza come è del resto atteso quando si raggiungono alti numeri. La fase esponenziale ha fatto posto a una crescita lineare che però ancora non segna una netta discesa soprattutto riguardo agli ingressi in ospedale».

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RETE ANCORA IN AFFANNO
Insomma il sovraccarico resta ma non così drammatico come 10 giorni fa. La percentuale di nuovi positivi al tampone è anch'essa in calo ma i contagi sono comunque sostenuti e la quota di sintomatici non trascurabile. Ieri sono stati effettuati meno tamponi della media e trovati 3.334 casi contro i 3.657 del giorno prima pari al 14,2 per cento di positivi al tampone contro il 15,6 per cento di mercoledì contando 32 decessi, un po' meno della media di 38 registrati nell'ultima settimana. Che la febbre stia calando però lo si evince anche dal tasso di occupazione delle terapie intensive che sei posti liberi in più ieri a fronte di 28 ricoveri in più. In ogni caso la media giornaliera dei nuovi casi in Campania è in leggera diminuzione da una decina di giorni ma come detto non è ancora sufficiente ad alleggerire il peso sugli ospedali. Da domenica 8 novembre quando i posti occupati in degenza ordinaria e in intensiva erano rispettivamente 1.817 e 186 si è passati al dato di ieri con 2.287 ricoveri ordinari e altri 194 in rianimazione. In pratica c'è un rallentamento della progressione in Terapia intensiva ma non nelle degenze ordinarie. La sintesi finale ci dice che la Campania è ancora da zona rossa. La sintesi finale è che siamo ancora da zona rossa. La cura del distanziamento sociale ha rallentano la crescita dei contagi ma non ancora appiattito la curva abbastanza da far respirare i medici che lavorano a ritmi incessanti nelle trincee delle prime linee.

Ultimo aggiornamento: 21 Novembre, 09:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA