«Napoli, anticorpi monoclonali
senza test sulla variante»

Lunedì 17 Gennaio 2022 di Maria Pirro
«Napoli, anticorpi monoclonali senza test sulla variante»

«La cura con gli anticorpi monoclonali? Si fa indipendentemente dalla variante del virus». A chiarirlo è l'infettivologo Giuseppe Portella, professore ordinario e direttore del laboratorio di virologia del Policlinico Federico II. È lui il più esperto nella selezione dei tamponi per individuare le mutazioni del SarsCoV-2 (così ne ha scoperta anche una mai descritta), ma spiega che il sequenziamento non si svolge all'interno della struttura ospedaliera universitaria, che provvede invece a somministrare il più alto numero di queste terapie a Napoli in favore di pazienti fragili con sintomi lievi o moderati, ma ad alto rischio, riducendo la probabilità di ospedalizzazione e morte del 70-80 per cento. 

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Cosa prevede il protocollo?
«Prima del trattamento, si verifica se il paziente, risultato positivo al Covid, ha già sviluppato anticorpi perché la terapia con gli anticorpi monoclonali in questi casi non è più tanto efficace».

E poi?
«Viene effettuato anche un tampone».

Ma senza sequenziare subito il virus. Perché?
«Abbiamo le attrezzature, ma non siamo in grado di svolgere questa attività con la competenza, la rapidità e l'efficienza dei colleghi del Tigem anche per le carenze di personale in organico. Inviamo a loro i campioni e riteniamo questa distribuzione dei compiti sia corretta».

Quindi, i campioni vengono inviati al Tigem di Pozzuoli.
«Periodicamente. Ne mandiamo almeno cento per volta, e non siamo gli unici a farlo».

E, in attesa di avere i risultati, si procede lo stesso con la terapia con gli anticorpi monoclonali. 2.124 i pazienti così curati in Campania, 35.948 in tutta Italia (dati Aifa).
«Sì, tecnicamente non è possibile sequenziare ogni singolo caso in modo da individuare la variabile che ha colpito ciascun paziente. Per avere una risposta, sarebbero necessarie almeno 24-36 ore. Senza parlare dei costi».

Ma, solo un anticorpo monoclonale, il sotrovimab, si è mostrato efficace sulla variante Omicron; mentre tutti e tre vanno bene per la variante Delta.
«Ci muoviamo in base ai dati epidemiologici disponibili, e l'Omicron oggi è prevalente».

Così, il sequenziamento non serve per indirizzare la terapia. 
«È fondamentale, però, sequenziare di più i coronavirus in circolazione in modo da aumentare le informazioni epidemiologiche disponibili. Sapere se ci sono nuove varianti e quanto sono presenti aiuta a tenere sotto controllo l'antamento della pandemia. E Omicron oggi è preponderante, anche se ci sono altre forme di Covid in giro».

Ultimo aggiornamento: 29 Gennaio, 15:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA