Csm, il voto dopo i veleni:
quattro toghe campane in gara

Venerdì 12 Luglio 2019 di Gigi Di Fiore
Sarà la prima verifica interna alla magistratura, dopo la tempesta delle intercettazioni nell'inchiesta di Perugia che hanno sconvolto gli equilibri del Csm. Solo un anno fa, il rinnovo dei 16 consiglieri togati. Il 6 e il 7 ottobre prossimi, le elezioni suppletive per sostituire i due dimissionari eletti nella lista del magistrati requirenti: Antonio Lepre e Luigi Spina. Dopo la chiusura dei termini per le candidature, nove i nomi. Lista unica nazionale, con candidati che devono obbligatoriamente lavorare in uffici requirenti. Al voto, i 9089 magistrati ordinari in servizio in tutt'Italia.

 
I CAMPANI
Quattro i magistrati candidati in Campania, dopo scelte che hanno risentito della posizione polemica di Mi all'interno dell'Associazione nazionale magistrati. Uscita dalla maggioranza dell'Anm, la corrente di destra ha disertato tutte le assemblee distrettuali contestando i criteri di designazione delle candidature. Il risultato è che l'unico candidato storicamente riconducibile a Mi è Antonio D'Amato. Ma la sua è una candidatura che autodefinisce «autonoma» perché non emersa nell'assemblea distrettuale. Procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, torrese di origine, D'Amato ha lavorato a lungo alla Procura di Napoli dove, negli anni Novanta, ha fatto parte del pool che indagò sulle tangenti e le corruzioni nella sanità. Nel giorno di ufficializzazione dei candidati, Santa Maria Capua Vetere è sotto i riflettori.
Anche il secondo candidato campano è procuratore aggiunto alla Procura sammaritana. È Alessandro Milita, simpatie nel gruppo della sinistra di Area, a lungo sostituto nella Dda napoletana dove si è occupato in prevalenza di fascicoli sulla camorra casertana. Sue le inchieste sul periodo stragista dei Casalesi, legato al gruppo guidato da Giuseppe Setola. Sempre a Santa Maria, uno degli storici sostituti, Carlo Fucci, già tra i leader nazionali di Unicost e in passato presidente dell'Anm, ha rinunciato alla candidatura con una lettera inviata ai colleghi. In servizio alla Procura di Napoli gli altri due candidati, al lavoro entrambi alla sezione distrettuale antimafia. Si tratta di Francesco De Falco, vicino a Unicost, che si è occupato delle indagini sui clan camorristici del centro storico, quelli dei «baby boss», e Fabrizio Vanorio, al lavoro prima a Palermo e poi a Napoli dove si occupa di inchieste sui Casalesi, già un anno fa tra i possibili candidati al Csm. Si colloca nel gruppo di Area come Milita.
NELLE ALTRE REGIONI
Tra i nove candidati, sicuramente il favorito è Nino Di Matteo, il pm dell'inchiesta siciliana sulla trattativa Stato-mafia, in servizio attualmente alla Procura nazionale antimafia. Simpatie per la corrente fondata da Piercamillo Davigo, è il magistrato più noto tra i nuovi in lizza per i due posti da coprire a ottobre nel plenum del Csm. C'è anche un procuratore capo: Alessandro Crini, che guida l'ufficio requirente di Pisa e viene considerato vicino a Unicost. E poi Anna Canepa, sanremese, sostituto alla Procura nazionale antimafia già segretaria nazionale di Md. Candidata di Area, ha presentato al Csm domanda per la guida della Procura generale di Genova. E poi, a completare l'elenco, Tiziana Siciliano, procuratore aggiunto a Milano, pm dell'inchiesta Ruby-ter e del caso di eutanasia di Dj Fabo, e Simona Maisto, pm a Roma dove si è occupata del fascicolo Consip e del caso di Emanuela Orlandi.
Nove nomi per due posti. A luglio, nella scelta a monte con un posto assegnato a ogni corrente dell'Anm, i candidati requirenti erano quattro per quattro posti disponibili. Praticamente, tutti sicuri di essere eletti. Criteri nuovi ora, con una lista affollata su cui è difficile fare previsioni. Trattandosi di magistrati requirenti, deciderà molto la notorietà. E non basta quella distrettuale, se il voto non è territoriale. La campagna elettorale avrà il suo mese di fuoco a settembre. Si vedrà.
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