Fca di Pomigliano, i cinque licenziati
ricorrono a Corte europea dei diritti

I cinque ex operai dello stabilimento Fca di Pomigliano d'Arco, licenziati nel 2014 per aver inscenato il suicidio di Marchionne, hanno fatto ricorso alla Corte europea per i diritti dell'uomo, e la vicenda ha superato i limiti di ammissibilità. La Corte europea, spiegano i cinque ex dipendenti Fca, Mimmo Mignano, Marco Cusano, Massimo Napolitano, Antonio Montella e Roberto Fabbricatore, è ora chiamata «a pronunciarsi sulla tutela della libertà di manifestazione del dissenso in Italia», dopo che la Corte di Cassazione italiana, lo scorso anno, si è definitivamente pronunciata a favore di Fca.

«Siamo consapevoli - hanno detto - che il nostro ricorso non ci potrà portare ad essere reintegrati nel posto di lavoro, ed agiamo esclusivamente mossi dal desiderio di contribuire a tutelare l'esercizio di un diritto fondamentale, spettante a chiunque, quale quello di libertà di manifestazione del pensiero e di critica, in Italia ed in Europa». Gi ex operai sottolineano, infine, che quando inscenarono di Marchionne, erano in uno stato di «grande prostrazione». «Il nostro intento è esclusivamente quello di tutelare la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto di critica - hanno concluso - eravamo sindacalisti ed in cassa integrazione già da sei anni, quando davamo vita a tale rappresentazione, al di fuori dell'orario di lavoro ed in un luogo pubblico. Versavamo altresì in uno stato di grande prostrazione, perché solo pochi giorni prima una nostra collega, dello stesso reparto ed in cassa integrazione, si era tolta la vita».
Venerdì 5 Aprile 2019, 14:32
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