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Ucraina, il dramma di Yuliya: «Il Paese è devastato, porteremo i miei genitori a Napoli»

Venerdì 11 Marzo 2022 di Alessandra Martino
Ucraina, il dramma di Yuliya: «Il Paese è devastato, porteremo i miei genitori a Napoli»

Yuliya è originaria di Brovary, una cittadina poco distante da Kiev. Undici anni fa, finito il percorso di studi è arrivata in Italia, a Napoli, per intraprendere la sua carriera da guida turistica.  Ma oggi il suo pensiero è più che mai in Ucraina. Yuliya negli ultimi sedici giorni fatica a prendere sonno, i cellulari squillano in continuazione, l’orrore della guerra arriva su WhatsApp in un flusso costante di immagini, video, messaggi vocali. 

«Li sento più volte al giorno via telefono e via WhatsApp. Non ho mai sentito così tanto i miei genitori come negli ultimi 16 giorni. Quando mia mamma inizia ad intensificare i messaggi, la chiamo subito, e rimaniamo al telefono anche per ore, ci scambiamo delle battute così lei si distrae», così inizia il racconto di Yuliya. 

I suoi genitori fino a ieri sera si trovavano in Ucraina, nella cittadina dove hanno vissuto dal 1996 fino a poche ore fa: «in questo preciso istante loro sono arrivati in un dormitorio al confine tra Ucraina e Slovacchia sono arrivati oggi».

Il racconto di Yuliya è incisivo e dettagliato come se questi giorni, queste ore di guerra le avesse vissute in prima persona: «Ieri, si sono messi in viaggio sono arrivati alla stazione centrale di Kiev e hanno preso il treno con tantissime altre persone», ha raccontato Yuliya. 

«Oggi sono tranquilla per loro perché sono vicini al confine. Sono al sicuro, hanno una stanza con angolo cottura, un bagno. Rimarranno lì in attesa del mio arrivo. Io e il mio compagno probabilmente domani mattina partiremo da Napoli con la macchina per portarli qui». 

Dal 24 febbraio, le bombe hanno dissolto quella condizione di pace e tranquillità in cui è cresciuta e dove i genitori vivevano la loro quotidianità. «I miei genitori non hanno avuto grandi disagi perché avevano delle scorte, inoltre, in questi giorni, la città si è organizzata con le sue attività nonostante gli attacchi. Brovary è una piccola città satellite, ci sono tantissime abitazioni, scuole, ospedali. A turni erano aperti supermercati e farmacie».

Nonostante le prime incertezze e la paura dell’indefinito, i genitori di Yuliya hanno deciso di mettere in sicurezza le loro cose e hanno deciso di lasciare la loro casa e i loro ricordi per mettersi al sicuro in una città totalmente diversa dalla loro. «Io sono una guida turistica visito spesso Napoli Sotterranea e tutto quello che si racconta delle persone che vivevano lì per giorni e giorni, -ha spiegato Yuliya-, tutto ritorna davanti ai miei occhi su quello che sta succedendo nella mia città». 

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Una guerra che per lei non è partita pochi giorni fa, ma già otto anni fa: «Nel 2014 sono arrivati in questa regione ucraina militari russi senza segni di riconoscimento, tipo sbarco dei 1000. -spiega Yuliya. La Crimea, prima di diventare indipendente, aveva uno status speciale, era una sorta di mini-repubblica per metà indipendente, con un parlamento e un governo, ma con le basi militari russe sul territorio. È così iniziata un'attività di proselitismo russo tra la popolazione, pensa che il consolato russo in Crimea rilasciava la cittadinanza russa a chiunque lo richiedeva. L’escalation che ha portato Putin a invadere l’Ucraina, parte proprio da qui».

Dopo le dichiarazioni di Putin, il 21 febbraio, gli ucraini immaginavano che ci sarebbe stato un ulteriore conflitto e i militari ucraini erano sulla linea di confine per evitare che si espandesse. «Noi eravamo convinti che l’offensiva si sarebbe concentrata solo in quella zona ma così non è stato, perché ci devono demilitarizzare e quindi hanno iniziato a colpire tutte le zone strategiche compresa la città dei miei». 

 

Putin nelle scorse settimane aveva dichiarato: «Non rinuncerò mai alla convinzione che russi e ucraini sono un unico popolo» ma sono passati sedici giorni e si fanno ancora guerra. È impensabile che due popoli fratelli, che hanno una storia e una cultura comuni, uniti da legami familiari, possono continuare a farsi del male. 

«Mia mamma è russa ma con cittadinanza ucraina, mio padre era un militare sovietico ha lasciato quando si è sciolta l’Unione Sovietica per rispetto alla divisa che portava - racconta Yuliya - proprio nel primo giorno che la città è stata colpita sono rimasti increduli. Man mano si è capito che non c’era nessun margine di errore l’attacco era iniziato da parte della Russia contro l’Ucraina. Tra i cittadini russi e ucraini c’è sempre stato un grande rispetto anche se l’informazione russa è sempre stata molto diversa rispetto alla nostra».

«Putin ha costruito l’opinione pubblica russa attraverso la propaganda. Racconta al popolo che i militari russi stanno andando a liberare i territori ucraini dai nazionalisti, dai neonazisti - ha dichiarato Yuliya - Questo è il messaggio che fanno passare, e questo è quello che Putin ha detto nel suo discorso del 24 febbraio. E pensa che il primo canale russo, in quello stesso giorno alternava il discorso di Putin, mandato quasi in loop, con alcuni commenti di un talk show in cui gli invitati parlavano di come sarà bello spartire l’Ucraina tra la Russia e altri Paesi confinanti». 

In questi sedici giorni di conflitto i principali giornali russi e bielorussi, non sono più leggibili neanche dall’Italia causa hackeraggio. «Cerco di dare delle informazioni rispetto a quanto si dice documentandomi su YouTube con i notiziari ufficiali russi e bielorussi. Altre notizie gliele dà mia zia che vive in Russia».

Con l’introduzione dello stato di guerra dal 24 febbraio è stato proibito agli uomini dai 18 a i 60 anni di uscire dal Paese perché sono arruolabili. Per il papà di Yuliya non è stato facile prendere quel treno che lo portasse al confine: «Non volevano che partire, i volontari che si occupano dell’evacuazione delle persone hanno il compito di non far salire gli uomini sui vagoni - ha spiegato Yuliya -, mio padre è riuscito dopo le proteste di mia mamma. Loro non hanno infranto le regole, mio padre ha 63 anni non può arruolarsi».

La guerra tra Russia e Ucraina è al sedicesimo giorno: continuano i combattimenti e cresce il numero delle vittime civili: l’Onu ne conta 549. 

«Non so cosa accadrà nei prossimi giorni ma in ogni caso finirà male per tutti. Il mio Paese è stato devastato ci vorranno decine e decine di anni per riprendersi. Questo mi fa molto male. Siamo un popolo pacifico e volevamo essere solo un Paese Europeo. Oggi l'Ucraina si ritrova ad essere indietro di cento anni da tutti i punti di vista», ha concluso.

Ultimo aggiornamento: 12 Marzo, 18:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA