In quarantena a casa con l'ex violento, cinque donne denunciano: «Ora il governo ci aiuti»

Giovedì 9 Aprile 2020 di Giuliana Covella
«Papà, se vuoi vedermi fammi una videochiamata». Matilde (il nome è di fantasia) ha 8 anni, vive a Napoli ed è figlia di genitori separati. Il suo invito al padre violento da cui difendere lei e la madre ha dato l'input ai Centri antiviolenza per una lettera-appello inviata al premier Giuseppe Conte, nella quale sono state raccolte oltre 250 firme con una richiesta precisa: attuare misure urgenti a tutela dei minori vittime di violenza assistita e delle loro madri. Una lettera la cui prima firmataria è Rosa Di Matteo, presidente di Arcidonna Napoli e responsabile del Centro antiviolenza Aurora.

«Non voglio venire con te. Voglio stare con mamma. Se vuoi parlarmi puoi videochiamarmi». Matilde è una bimba molto vispa e intelligente, a dispetto dei suoi 8 anni. Da due vive il dramma dei figli di genitori separati. Il giudice ha dato l'ok alla separazione a causa delle violenze e delle vessazioni quotidiane che la mamma, una donna di 40 anni, subiva dal marito in presenza della figlioletta. Ma in periodo di emergenza da Coronavirus il decreto governativo del 10 marzo ha mantenuto in vigore il diritto di visita del genitore che in precedenza era stato allontanato da casa. Ciò significava per la piccola incontrare il padre, non più due volte a settimana e a weekend alterni come stabilito dall'affido condiviso, ma ogni volta che il genitore voleva, nonostante la pandemia. Una situazione poco piacevole che solo il tempestivo intervento delle forze dell'ordine ha evitato si tramutasse in tragedia. Privata della sua socialità, delle relazioni con compagni di scuola, maestre e nonni Matilde si è ritrovata con un'unica alternativa: uscire di casa con quel papà violento che per anni aveva maltrattato la sua mamma davanti a lei. «La bambina è uno dei tanti casi che stiamo seguendo in questa emergenza nell'emergenza di mamme separate che sono terrorizzate da uomini recidivi - spiega Di Matteo - dove la separazione dei genitori era avvenuta per violenza poiché il maltrattante era l'ex marito che, approfittando del momento critico, si era sentito libero di continuare a vessare l'ex moglie». Ad intervenire di fronte al pericolo è stata proprio la figlia della coppia: Matilde si era chiusa in casa e aveva il terrore del papà che le intimava di uscire con lui. «A quel punto la madre ha chiamato i carabinieri - aggiunge la referente del Centro Aurora - che sono riusciti a evitare il peggio, il vicinato è insorto perché ha ritenuto che la bambina uscendo potesse essere un veicolo di contagio. Il risultato è stato che il papà non ha potuto portare via la figlia».
 

Donne costrette a vivere sotto lo stesso tetto con uomini violenti, ragazze poco più che ventenni aggredite da fidanzati gelosi, bambini vittime di violenza in giorni in cui le restrizioni ministeriali impongono di stare a casa. Una fotografia allarmante delle condizioni in cui vivono tantissime donne maltrattate dai partner, come sottolinea Antonella Bozzaotra, psicologa, psicoterapeuta e presidente dell'associazione Le leggi del mondo: «Nelle misure previste dal Governo per l'emergenza Covid non sono state considerate situazioni di pericolo sulle quali noi avevamo posto l'accento. I soggetti che vanno salvaguardati sono anzitutto i minori, di cui ci auguriamo a fine pandemia vengano tutelati esigenze e diritti. Riguardo le donne chiaro che in una situazione di convivenza forzata si amplifichino tutti gli aspetti della violenza domestica. Le vittime non sanno a chi rivolgersi e stando in casa si sentono ancora di più imprigionate. Vogliamo però rassicurare che il numero verde di Telefono Rosa (1522) funziona 24 ore al giorno e il nostro servizio di ascolto continua». In calo tuttavia le chiamate ai Centri antiviolenza: «C'è stata una riduzione del 50% - dice Rosa Di Matteo - per diversi motivi. La donna sta a casa con il maltrattante e non può uscire. Inoltre c'è la convinzione che i centri siano chiusi per il Covid. Quindi: che faccio? Denuncio? Poi dove vado? L'età media delle vittime è tra i 20 e i 40 anni e in questo periodo in cui garantiamo l'assistenza da remoto abbiamo 5 nuovi casi tra cui giovanissime picchiate da fidanzati». Da qui la lettera-appello a Conte inoltrata a Veronica Giannone, segretario della commissione bicamerale per la tutela dell'infanzia e dell'adolescenza per sollecitare provvedimenti sul tema. © RIPRODUZIONE RISERVATA