Nino D'Angelo: donate gli organi,
mio cognato vive per un gesto d'amore

Giovedì 21 Febbraio 2019 di Maria Pirro
Nino D'Angelo, l'ex caschetto biondo, è uno dei volti più popolari di Napoli, ha una sua storia familiare da raccontare sui trapianti. Ed è stato testimonial per promuovere la donazione degli organi già negli anni Duemila. Ma qui, nel 2018, si è registrato il record di contrari: dove è finito il cuore grande dei napoletani?
«Prevale più che altro la paura. La gente oggi crede poco nel prossimo, ma deve ricredersi. Occorre far capire il messaggio».

Ci provi lei.
«Trovare le parole non è affatto facile: donare un organo è un gesto d'amore, straordinario e bellissimo, ma è anche brutto perché bisogna morire per farlo. È la vita per la vita o la morte per la vita. L'ultimo modo, forse, per continuare a esistere».
Affronta questi temi a casa?
«Sì, da quando abbiamo vissuto quest'esperienza in famiglia»,
 
Vuole raccontarla?
«Mio cognato ha avuto un trapianto, venti anni fa. Poi è morto per altri problemi».
Lui ha atteso molto per l'intervento?
«Almeno due anni, ed è stato un periodo molto faticoso per tutta la famiglia: è terribile dover aspettare che qualcuno muoia, per ricominciare a vivere».
Poi, nel vostro caso, è arrivata la telefonata fatidica.
«Mio cognato è stato fortunato, ma ad altri quella telefonata oggi non arriva, a causa della carenza di donatori di organi».
Più persone potrebbero salvarsi, se aumentasse il numero dei donatori, fermo allo 10,2 per milione di abitanti in Campania.
«Lo capisce chi ha avuto il problema, anche per noi è stato così: prima non avevamo mai preso in considerazione la questione, oggi siamo i primi a parlarne».
Da dove partire?
«C'è un ritardo culturale da colmare. E, per riuscirci, vanno coinvolte più persone, ed esperti».
Lei ha già realizzato uno spot in favore dei trapianti.
«L'ho fatto in tempi non sospetti, ascoltando la mia coscienza e, ovviamente, a titolo gratuito, quando mi è stato chiesto».
È pronto a impegnarsi di nuovo?
«Certamente, come ho già dimostrato. Ma un video non basta. Bisogna muoversi tutti nella stessa direzione per fare arrivare un messaggio forte in sostegno delle donazioni».
Come è successo con Alex, il bimbo di 18 mesi in attesa di trapianto di midollo, che ha portato a una fila infinita di aspiranti donatori in piazza del Plebiscito.
«Quel bimbo ha suscitato una grande emozione in tutti noi. Per questo motivo, credo che i napoletani non dicano di no alla donazione degli organi perché cattivi. Possono cambiare idea, non vanno colpevolizzati: è anche l'ignoranza che spinge a opporsi».
Di qui l'importanza di ribadire il messaggio.
«Dovremo pensare che questo gesto serve agli altri ma può servire anche a me. E lavorare su questo».

  Ultimo aggiornamento: 21:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA