Metropolitana di Napoli, l’arte va in frantumi: sfregi e cupola distrutta

Mercoledì 8 Luglio 2020 di Gennaro Di Biase

Il «metrò dell’arte» rischia sempre più di diventare un ricordo. La ex stazione gioiello di Salvator Rosa, diventata una discarica a cielo aperto, con tutte le opere dei maestri contemporanei vandalizzate, con il vetro in frantumi della cupola e la «Mano» sempre più sfregiata di Mimmo Paladino, ne è l’emblema lampante. La situazione è così compromessa dal degrado e dall’assenza di guardiani che i cancelli chiusi del parco «artistico» indicano la resa. L’uscita della metro dal lato di via Girolamo Santacroce – la più usata dagli utenti – è chiusa da mesi «per infiltrazioni d’acqua dovute a un probabile problema fognario che coinvolge piazza Leonardo», denuncia Antonio De Gennaro, delegato di Assoutenti Napoli. Nemmeno le altre stazioni se la passano granché: nuovi danni all’opera di Sol LeWitt a Materdei e i pannelli del mare della metro di Toledo sono così rotti e anneriti che somigliano a una pozza di petrolio più che al Mediterraneo.

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SALVATOR ROSA 
Lo scempio è totale. Trovare un punto non imbrattato dai graffiti, nel parco della metro e sulla facciata della stazione, è come cercare la luce in un buco nero. Il tempietto all’interno è pieno di muffa. All’esterno è rovinato da graffici. Come la Mano di Paladino o il parco ispirato a Pinocchio. Come la stazione. Sacchi dell’immondizia, materassi di clochard la fanno da padrone anche sotto il vetro in frantumi dell’obelisco. Augustin, il trentenne nigeriano che pulisce l’area tutti i giorni, ieri mattina alle 12 aveva già raccolto «tre sacchi». Se non fosse per lui la zona sarebbe ancora più sporca di com’è. «Lo vede quel secchio giallo? – prosegue De Gennaro – Sta lì perché ci sono state delle perdite. Questa uscita non può restare chiusa. Gli anziani vanno in difficoltà. Chissà che non sia off limits anche per carenza di personale». «Salvator Rosa non merita questo degrado. Servono manutenzione e guardiani che vigilino su chi danneggia il parco», aggiunge la consigliera della II Municipalità Rosanna Laudanno. I danni sono sia superficiali (come le scritte, che sono ovunque), sia strutturali: mosaici e marmi saltati, opere sfregiate. Del metrò dell’arte qui è rimasto quasi solo il ricordo. Servirebbe un serio intervento di restyling alla stazione di Salvator Rosa: se n’era parlato subito prima del lockdown, ma per ora non c’è nulla di fatto. 

MATERDEI 
Il degrado è minore ma le vandalizzazioni e i danni ci sono anche qui. Perfino la scritta «Materdei» all’ingresso della stazione è spaccata. All’interno, le scale mobili non funzionano «per manutenzione». Allargati buchi sul costoso muro del grande artista concettuale Sol LeWitt, il «Wall drawing #1092 - Broken Bands», costato 255mila euro. All’esterno, la pavimentazione decorata si presenta annerita e devastata in diversi punti. 

TOLEDO
C’era una volta il mare blu ondeggiante nel corridoio all’uscita della banchina. L’effetto ottico dell’acqua in movimento è sparito, perché oggi la metà circa dei 48 led non funziona: pannelli distrutti, spenti, anneriti o – in diversi casi – lampeggianti. A fissarli troppo a lungo c’è serio il rischio di una crisi epilettica. L’uscita secondaria di Montecalvario è tristemente chiusa - del resto l’utenza non l’ha mai usata molto, nonostante gli ingenti costi di realizzazione del corridoio che porta verso i Quartieri Spagnoli. Gettando lo sguardo oltre la transenna gialla che sbarra l’area, il percorso «artistico» è abbandonato nel buio più totale, celebri foto di Oliviero Toscani comprese. Per finire, la non arte dello scempio e delle scritte comincia a invadere anche le pareti blu della stazione di Toledo.

Ultimo aggiornamento: 9 Luglio, 11:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA