Migranti, a Napoli pioggia di ricorsi
ma il tribunale è sottorganico

Martedì 21 Febbraio 2017 di Viviana Lanza
La sezione che al Tribunale di Napoli si occupa dei ricorsi presentati dai migranti per ottenere asilo nel nostro paese conta quattro magistrati, a fronte dei sei previsti nella pianta organica, più un giudice arrivato dal distretto di Roma, per un carico di circa 4mila procedimenti nell'ultimo anno solo in materia di riconoscimento della protezione internazionale. La sezione è la prima bis del settore civile e in un certo senso rappresenta un modello di sezione specializzata in ricorsi contro le espulsioni dei migranti, sullo schema di quelle che il decreto varato dal governo vorrebbe introdurre per affrontare, con tempi giudiziari ragionevoli, il boom di ricorsi che va di pari passo con l'aumento del flusso di migranti in Italia.

È una sezione che si occupa dei ricorsi per le richieste di asilo bocciate dalle Commissioni territoriali ma anche dell'ordinario lavoro in materia di tutele familiari, assegni di mantenimento in casi di separazione o divorzio dei coniugi e così via. Una mole di processi, dunque, che cresce a fronte di un organico ridotto, perché da tempo sono vacanti i posti di presidente e di un giudice della prima sezione bis. Un magistrato, intanto, è stato aggiunto da Roma per far fronte all'emergenza. Basti pensare che nell'ultimo anno sono stati 2760 i procedimenti assegnati a un giudice della sezione, 640 quelli definiti e 157 quelli per cui pende la decisione. E che nel 2014 i ricorsi sopravvenuti, quindi i soli nuovi processi in primo grado, sono stati circa 1400, nel 2015 sono stati 1800 e nel 2016 hanno superato i 4mila, mentre nell'ultimo anno le impugnazioni in Corte d'Appello hanno determinato l'apertura di 532 nuovi procedimenti, tutti assegnati a una sezione che tra quelle della Corte di Appello si occupa, tra l'altro, in via esclusiva anche delle impugnazioni da parte dei richiedenti asilo. I numeri sono importanti per fotografare la realtà di un fenomeno in forte espansione (9.456 sbarchi nel 2017, 6.589 nello stesso periodo del 2016). Tanto da spingere il governo a intervenire con un decreto che prevede l'istituzione di sezioni specializzate nei 14 distretti giudiziari competenti nella materia dei ricorsi contro le espulsioni e proporre l'abolizione del secondo grado di giudizio per le domande di asilo respinte in primo grado.

L'obiettivo è ridurre i tempi dei procedimenti, consentire decisioni entro sei mesi ed evitare che questi procedimenti diventino una ulteriore zavorra per la nostra giustizia. La situazione attuale a Napoli è che una sezione del Tribunale (che opera in sottorganico) e una della Corte di Appello (a pieno organico) si occupa dei ricorsi presentati dai migranti che si oppongono alle decisioni delle Commissioni territoriali per i rifugiati politici. La competenza geografica è ampia: riguarda i ricorsi sulle decisioni delle Commissioni territoriali di Napoli, Caserta, Benevento e Avellino. «A Napoli - spiega il presidente del Tribunale Ettore Ferrara - c'è già un'organizzazione tale da prevedere che tutti i procedimenti in materia di riconoscimento della protezione internazionale siano trattati da una stessa sezione che però si occupa anche di altri tipi di processi. Se bisognerà creare competenze esclusive ci si scontrerà con l'annoso problema della carenza di organico».

Mancano infatti 44 magistrati sui 309 previsti, senza contare i buchi nel personale amministrativo. Particolari non secondari sono poi la complessità della materia trattata (che richiede costante aggiornamento sulle condizioni politiche, sociali e legislative dei paesi di provenienza dei migranti che si rivolgono al Tribunale) e il carattere gratuito dell'assistenza degli avvocati. Il patrocinio a spese dello Stato implica non soltanto oneri per l'Erario ma anche ulteriori adempimenti per l'ufficio giudiziario che deve occuparsi della liquidazione delle competenze degli avvocati. Serve snellire. Senza però dimenticare, come sottolineato dal presidente della Corte di Appello di Napoli Giuseppe De Carolis di Prossedi e dal presidente del Tribunale Ferrara che hanno lanciato l'allarme sul fenomeno in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, che si tratta di procedimenti che riguardano diritti fondamentali della persona. Il termine di sei mesi per la definizione delle procedure appare irrealistico se confrontato con l'attuale situazione degli uffici giudiziari e con l'aumento degli sbarchi da nord Africa e Asia. Ad oggi questi procedimenti hanno gli stessi tempi di altre cause civili, passano anni per una decisione definitiva. E nell'attesa i migranti rimangono in un limbo senza poter ottenere un permesso di soggiorno né essere espulsi». © RIPRODUZIONE RISERVATA