Napoli, la gang dei bulli a scuola:
«Dacci un euro o la merendina»

di Leandro Del Gaudio

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Costretto a cambiare scuola, vittima di bullismo e finanche di estorsione. Già, estorsione tra i banchi di scuola, tra un alunno e l’altro, tutt’altro che una scena da libro cuore. Un’estorsione che sarebbe stata consumata quotidianamente da due compagni di classe, lì tra i banchi della media Della Valle, scuola che da anni assicura alti livelli di formazione del territorio. Brutta storia quella raccontata dalle indagini della Procura dei minori, che ha deciso di denunciare e convocare due ragazzini che all’epoca dei fatti non erano ancora quattordicenni: sono accusati di aver imposto il racket di «un euro al giorno» o della «merenda» ad un proprio compagno di classe, tanto da costringerlo a lasciare scuola, a chiedere il trasferimento in un altro istituto dove raggiungere il diploma di scuola media. Accade a Napoli, accade a Posillipo, in un istituto di scuola media che ospita ragazzini della buona borghesia napoletana, ma anche studenti della parte più antica e popolare del costone napoletano. Siamo lì a due passi dalla zona del «casale», dove si sono consumati episodi costati caro a diversi nuclei familiari. 
Fine 2016, inizio del 2017: sono due i ragazzini raggiunti da inviti a comparire, con l’accusa di estorsione e di atti di bullismo nei confronti di uno studente. Altri minori sono stati invece accusati di essersi «solo» limitati a consumare atti persecutori, come picchiare, strattonare o dileggiare il proprio compagno di classe. 

Un nuovo caso di bullismo nella città che negli ultimi mesi ha fatto registrare l’ennesima recrudescenza quanto al fenomeno delle cosiddette babygang, che vede in campo anche operatori del servizio sociale di fronte all’impossibilità di dare vita a un processo a carico di soggetti non ancora imputabili. 

Ma andiamo con ordine, a partire dalle accuse mosse dal pm della Procura minorile Francesco Cerullo. Punto primo, l’estorsione: «I due minori, mediante più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, usando minaccia, consistente nel prospettare nei confronti dello studente “omissis” aggressioni fisiche fuori scuola, qualora si fosse rifiutato, si facevano consegnare dal predetto quotidianamente la somma di un euro o in alternativa la metà della merenda che egli portava, così conseguendo un ingiusto profitto con altrui danno». 

Racket da un euro o pizzo della merenda, secondo l’ordine imposto da un ragazzino figlio di un uomo conosciuto alle forze dell’ordine, tanto da vantare precedenti per fatti di camorra, nella frastagliata galassia criminale dell’area collinare. E non è finita. Nel calvario quotidiano toccato all’ex studente della scuola media, ci sono state anche delle percosse, come il pugno alla tempia che ha lasciato per qualche istante paralizzato «come un pezzo di ghiaccio privo di reazioni», il malcapitato studente. 

Una scena talmente brutta da spingere un altro ragazzino della stessa classe di vittima e bulli ad intervenire. O meglio, a tentare di intervenire, di fronte all’ostruzionismo del piccolo branco di malviventi. Una mosca bianca, il soccorritore. Stando alle indagini, si tratta dell’unico ragazzino che ha tentato di aiutare il proprio compagno in difficoltà, in un momento in cui l’aula è priva della sorveglianza di un docente e gli altri alunni sono quasi assuefatti alle continue richieste di denaro dei due minori. 

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Sabato 10 Febbraio 2018, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 10-02-2018 07:15
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2018-02-10 12:41:41
Certo, i genitori devono essere più attenti e duri. Ma anche la Scuola deve sorvegliare con più puntualità ed intervenire per impedire il proliferare di questi episodi. Bisogna che i ragazzi perseguitati parlino un po' di più.
2018-02-10 09:51:03
Devono pagare i genitori i danni causati dai loro figli. L'unico modo per arginare il fenomeno.

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