Napoli, laurea honoris causa a Denis Mukwege. Il Nobel 2018: «Rifiutate il flagello violenza sessuale»

L'evento nella sede della Federico II di Scampia

Napoli, laurea honoris causa a Denis Mukwege. Il Nobel 2018: «Rifiutate il flagello violenza sessuale»
Martedì 6 Dicembre 2022, 17:40 - Ultimo agg. 20:41
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Denis Mukwege, medico e attivista congolese, premio Nobel per la pace 2018, ha ricevuto nel complesso Scampia dell'Università Federico II di Napoli la Laurea honoris causa in 'Gestione delle politiche e dei servizi sociali'. Accolto dal rettore Matteo Lorito, Mukwege ha visitato la struttura universitaria per poi prendere parte con una delegazione del Congo alla prima cerimonia accademica solenne nel complesso Scampia alla presenza di studenti, autorità accademiche e cittadine.

«Siamo qui a Scampia perché questo ha deciso di essere il quartiere del rilancio, dell'impegno sociale» ha detto il rettore Matteo Lorito nel discorso introduttivo «Abbiamo portato qui il dottor Mukwege per i nostri studenti, per il nostro personale impegnato in questa nuova sede a fornire cure in maniera sempre più inclusiva. Un grande medico delle genti incontra un quartiere che sta facendo della nuova medicina di comunità uno strumento del proprio riscatto. Con la testimonianza del Premio Nobel Mukwege urliamo tutti insieme no alla violenza, no alle discriminazioni, no alla criminalità. E questo urlo parte simbolicamente proprio da Scampia». 

A seguire Vittorio Amato, direttore del Dipartimento federiciano di Scienze Politiche, a cui fa capo la laurea conferita: «La figura del dottore Mukwege costituisce un punto di riferimento imprescindibile nell'auspicabile percorso di costruzione di una pace duratura che passa necessariamente attraverso il rispetto e la cura delle donne e delle bambine del Congo».

Secondo Paola De Vivo, coordinatrice del Corso di Laurea Magistrale in 'Gestione delle politiche e dei servizi sociali', «questa onorificenza rappresenta il riconoscimento formale attribuito per l'incessante dedizione che ha dimostrato nell'adoperarsi per sostenere le donne vittime di violenza e più in generale per essersi attivato per la tutela dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario nei conflitti».

L'impegno assiduo di Mukwege ha fatto sì che fosse alleviato il dolore fisico ma anche psicologico delle vittime di stupro in Congo. Nel prendere la parola, Mukwege ha rivolto un pensiero agli uomini e donne e bambini della sua terra «che vivono ogni giorno come se fosse l'ultimo» invitando a rifiutare quel flagello che non conosce frontiere geografiche, sociali o culturali ovvero «la violenza contro le donne e le ragazze».

 

Nell'Ospedale di Panzi, creato più di vent'anni fa nell'est della Repubblica Democratica del Congo, vengono curate le vittime di violenza sessuale anche attraverso il reinserimento socio-economico. «E poi sosteniamo coloro che lo desiderano nello sforzo per ottenere giustizia, per lottare contro l'impunità e completare il processo di guarigione riconoscendo il loro status di vittime» ha spiegato nella lectio magistralis.

«Questo modello di assistenza olistica, centrato sulla persona e comprendente quattro pilastri medico, psicosociale, socio-economico e legale in cui la salute globale delle donne è al centro della nostra attenzione, inizia ad essere esportato come un centro di sportello unico o come un One Stop Center nel quadro di un progetto di cooperazione Sud-Sud, in particolare nella Repubblica Centrafricana, in Iraq o in Ucraina». 

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Dopo aver fatto una disamina dei problemi che affliggono il Congo, ha ricordato l'impegno dell'ambasciatore Luca Attanasio, assassinato nel febbraio 2021 durante una missione umanitaria nel Nord Kivu; ricordo salutato da un applauso. Mukwege ha poi concluso: «Confido che questa cerimonia contribuisca a sensibilizzare l'opinione pubblica italiana sulla gravità della situazione in cui versa il popolo congolese e porti l'Italia, l'Unione Europea e le Nazioni Unite a mobilitarsi per porre fine al circolo vizioso della violenza e delle impunità e a rispondere alla necessità di rendere giustizia ai milioni di vittime congolesi». Il conferimento della Laurea honoris causa è stato accompagnato da un lungo applauso. 

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