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Liste d'attesa troppo lunghe in ospedale
così l'intramoenia diventa una scorciatoia

Domenica 26 Febbraio 2017 di Ettore Mautone
Liste d'attesa troppo lunghe in ospedale così l'intramoenia diventa una scorciatoia

Pubblico e privato nelle corsie degli ospedali pubblici: la sottile linea rossa su cui corrono liste di attesa, carenze e disfunzioni in corsia fino a impattare su qualità, tempestività ed esiti delle cure. Alcuni tra i 94 indagati del blitz antiassenteismo condotto dai carabinieri al Loreto Mare sono sanitari che si allontanavano nell'orario di lavoro non solo per rilassarsi al bar o al tennis, ma anche per raggiungere centri privati. Libera professione svolta non solo al di fuori delle regole, ma anche durante l'orario di lavoro. Accendiamo i fari dunque sul campo minato dell'attività intramoenia come fonte di diseguaglianza e di corruzione. Il nodo centrale è quello delle regole e della trasparenza e dei controlli che mancano. A quanti cittadini sarà capitato di sentirsi rispondere, di fronte a una lista di attesa troppo lunga, che a pagamento si fa prima?


Se per abolire l'intramoenia occorre attendere una scelta politica che modifichi la legge si può intanto capire qual è la realtà con cui i cittadini fanno i conti. Cos'è e come funziona l'attività intramoenia? Si tratta del lavoro privato libero professionale che un medico o un componente della sua equipe sono autorizzati a svolgere entro le mura dell'ospedale. Attività che va svolta al di fuori dell'orario di lavoro in spazi che dovrebbero essere dedicati a tale scopo separati da quelli dell'attività ordinaria. In mancanza di tali luoghi e di attrezzature (di cui solo alcuni ospedali sono dotati) e a fronte di situazioni contingenti (posto di lavoro lontano dal proprio bacino di utenza) il professionista è autorizzato a utilizzare il proprio studio o operare in una struttura privata tramite convenzioni. Ovviamente più ci si allontana dalle mura dell'ospedale più complicato diventa verificare prestazioni, incassi e fatture nonostante sia un interesse dell'azienda che introita oltre il 50% del guadagno. Un altro aspetto rimanda alle liste di attesa: l'intramoenia è concepito per consentire al paziente di scegliere il professionista, non la prestazione. Un principio spesso eluso da regole non chiare e dalla mancanza di controlli. Così l'attività libero professionale diventa una mera scorciatoia a una coda eccessiva, un incentivo formidabile, (per chi può), a scegliere il regime privato. Qui la soluzione, adottata in passato in Campania ma poi accantonata, fu di istituire una lista unica in cui l'intramoenia fosse bloccata fino al raggiungimento di valori fisiologici di attesa. La legge prevede anche la possibilità che sia l'azienda stessa ad acquistare, con i fondi drenati dalla quota che loro spetta dell'attività privata, prestazioni in intramoenia destinate al pubblico non pagante. Un sistema, complesso, da condurre in piena trasparenza e sotto stretto controllo e invece spesso finito su altri binari con liste separate che creano diseguaglianze e iniquità tra chi ha la possibilità economica e chi invece deve seguire il girone dantesco di ritardi, disagi e carenze. Un'altra soluzione, sarebbe remunerare meglio il professionista più bravo con contratti personalizzati alternativi all'intramoenia.


Voce prevista dal contratto sotto la voce professional ma completamente disattesa. Quel che è invece certo è che il personale sanitario che lavora in esclusiva (che opta per l'intramoenia rinunciando all'extramoenia), ha per legge diritto a un'indennità che vale circa mille euro mensili. In Campania la somma accantonata sul Fondo sanitario nazionale del 2016, per 10 mila dirigenti medici, ammonta a circa 3 milioni di euro integrati da altri 7 di quota regionale. Al Loreto mare praticamente tutto il personale ha optato per l'esclusività di rapporto ma solo in pochi hanno un'attrattività tale da svolgere una significativa attività intramoenia. Trascurabile anche il fatturato prodotto per conto dell'azienda presso i propri studi. La Napoli 1, con il recente atto aziendale, ha istituito una commissione ad hoc su un regolamento che risale al 2013. I principi sono la salvaguardia del ruolo del servizio pubblico e l'accessibilità alle cure. Nei fatti un impianto burocratico che non ha alcun impatto sui malati. L'intramoenia così concepita ha da un lato inserito la monetizzazione e il profitto nella strutture pubbliche e dall'altro garantito rendite stipendiali senza alcun beneficio per l'azienda. L'intramoenia non dovrebbe influenzare in alcun modo l'attività del reparto mentre oggi è la foglia di fico che copre un meccanismo perverso che vige nelle corsie ospedaliere dove i grandi assenti sono i controlli di produttività. Chi verifica gli accessi al pronto soccorso, chi interviene su una degenza troppo lunga, chi mette il dito sul flusso di pazienti nei reparti, chi blocca gli straordinari per puntare su assunzioni che costerebbero meno, chi verifica i risultati dell'attività clinica? Solo i pazienti che tastano il polso a una sanità malata in cui le prestazioni sono sempre più scadenti e in cui si pagano sempre più soldi.

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