«L'assassino di nostro figlio Luigi è stato già scarcerato e vive vicino a noi»

di Daniela De Crescenzo

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«Andiamo a fare la spesa e incontriamo l'assassino di Luigi. Usciamo per una passeggiata, e lui è là. Non sappiamo cosa faccia per le strade del quartiere Sanità. Ma certamente lui un futuro ce l'ha ancora. Non come il nostro Luigi che è stato pugnalato a morte»: la famiglia Sica è disperata. Da qualche settimana Anna Bifaro, la mamma del ragazzino di sedici anni accoltellato da un coetaneo nel gennaio del 2007 a Santa Teresa, il papà, Ciro, la sorella Annarita e i fratelli Salvatore e Giovanni vivono in un incubo. L'assassino del loro ragazzo è tornato nel quartiere e frequenta la stessa strada dove lavora uno dei fratelli di Luigi.
 

Sedici anni, il sogno di diventare calciatore e una vita troppo breve per provarci: l'esistenza i Luigi è stata spazzata via da un gesto violento e immotivato. L'assassino, Ciro P., che allora aveva quindici anni, non ha mai spiegato perché lo accoltellò. Fu condannato a sedici anni di galera grazie alla sua giovane età e alla scelta di chiedere il rito abbreviato. Ma da qualche settimana i genitori della vittima continuano a incontrarlo nelle strade della Sanità dove si sono trasferiti dall'abitazione nel rione Stella, dove vivevano quando il loro ragazzo fu ucciso.

«Ditemi voi, è giusto che dopo aver perso il mio ragazzo debba essere perseguitata dall'immagine del suo assassino? dice Anna Bifaro - Per me è terribile, ogni volta che lo incontriamo rivivo la serata che ha distrutto la vita di mio figlio e di tutta la mia famiglia. L'ha visto mio marito, l'hanno visto i fratelli di Luigi. E ora non so che cosa può succedere. I ragazzi potrebbero perdere la testa e io non voglio guai per nessuno. Ma non so che fare, non so a chi rivolgermi. Sono una donna distrutta, disperata».

«L'ho visto che sfrecciava su di una moto con una ragazza aggiunge Annarita, la sorella di Luigi è stato un pugno nello stomaco. Mio fratello una ragazza non l'avrà mai». Da quella maledetta sera quando un sguardo, una parola, costarono la vita all'aspirante calciatore, sono passati undici anni. «Non so perché l'omicida sia già fuori e non voglio saperlo dice Anna noi siano gente semplice, che capiamo poco della legge e delle sue complicazioni. Non vogliamo inferire su nessuno, anche se non comprendiamo come sia possibile ammazzare e uscire dal carcere senza aver scontato tutta la pena. Ma credo che io e la mia famiglia abbiamo il diritto di vivere in pace, senza essere tormentati dagli incontri con chi ci ha ammazzato un figlio e un fratello. Perché, dovete capirlo, ogni volta ci domandiamo: come è possibile che lui guardi le vetrine, corteggi le ragazze, e Luigi è sepolto sotto terra?». Per trovare una risposta Anna Bifaro ha deciso di rivolgere un appello attraverso il giornale: «Ai magistrati chiedo: aiutate anche noi, non solo l'assassino».
Giovedì 18 Ottobre 2018, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre, 06:31
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5 di 5 commenti presenti
2018-10-18 11:28:50
Capisco la rabbia e la preoccupazione. Capisco anche che la pena scontata è poca rispetto a quella che dovrebbe essere per omicidio. Capisco pure però che cmq questo 11 anni dentro se li è fatti e sicuramente non è facile immaginare quanto sono 11 anni di vita per chi non è mai stato in carcere. Merita di rifarsi una vita? Si, io penso di si. Conosco persone che si sono fatte 1 anno e si pentono di aver buttato la propria vita ed immagine così, per un anno di galera. Figuriamoci 11 anni
2018-10-18 09:56:53
Nel corso degli anni sono state introdotte,sovente in maniera subdola,leggi ipergarantiste nei confronti di chi commette crimini anche efferati e mortificanti per le vittime e/o i loro familiari,costretti a subire l'onta di ritrovarsi tra i piedi il delinquente che tanto dolore ha provocato loro. Si comincio' con la famigerata legge Gozzini che diede il via alla pacchia per i criminali.
2018-10-18 09:21:11
Il nostro sistema giudiziario e' troppo garantista e le pene troppo blande, purtroppo spesso ce ne accorgiamo quando ne siamo partecipi in prima persona. Qualcosa andrebbe fatto subito, almeno per i casi di omicidio e per i delinquenti abituali recidivi.
2018-10-18 08:37:16
Ricordo, Ricordo ........la legge vuole che il carnefice non lasci il quartiere , deve essere la famiglia della vittima a lasciarlo....questa e' la morale dell'italia attuale
2018-10-18 07:53:27
Bha

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