Napoli, l'ombra del clan sull'ospedale Cardarelli: così l'infermiere gestisce il parco ambulanze

Mercoledì 24 Luglio 2019 di Leandro Del Gaudio
Infermiere e manager. Dipendente statale nella pianta organica del più grande ospedale del sud Italia, ma anche uomo d'affari specializzato nella gestione di un parco di ambulanze private. Strane storie vengono fuori all'ombra del Cardarelli, seguendo l'inchiesta condotta dai carabinieri di Poggioreale per conto della Procura di Napoli. In questi mesi sono stati ascoltati dipendenti di un gruppo imprenditoriale ritenuti vittima o testimoni di un clima di intimidazione nella cittadella ospedaliera della città collinare, mentre in queste ore ha fatto rumore la denuncia lanciata dall'imprenditore Guido Bourelly.
 
Figlio d'arte e consigliere generale di Confindustria, Bourelly ieri ha incassato la solidarietà di tanti suoi colleghi imprenditori, sia da parte di chi chiede maggiore trasparenza nei servizi di traduzione degli infermi, sia da parte degli operatori che operano in Confindustria.

Ma andiamo con ordine, a partire dalla denuncia di Bourelly al Mattino, rilanciata ieri nella trasmissione radiofonica «Barba e capelli» su radio Crc: «Esiste un clima di minacce che non mi consente da anni di lavorare con le mie ambulanze al Cardarelli. Quando - ormai sempre più raramente - mi è capitato di mandare ambulanze in quell'ospedale, i miei operatori vengono interrogati da strani personaggi, esponenti di una concorrenza sempre più opaca, che si spingono a impedirci di fare ritorno in questa struttura. Più volte ci hanno detto che il Cardarelli appartiene a loro, che non c'è spazio per la mia azienda, a dispetto di contratti e regole che vanno in un'altra direzione». Indagine della Dda di Napoli che di recente ha dato seguito a una serie di passaggi istruttori degni di rilievo: sono stati acquisiti i tabulati delle telefonate fatte con le utenze intestate al Cardarelli, nel tentativo di verificare se ci sono state soffiate da parte di dipendenti del nosocomio per favorire manager o imprenditori privati che lavorano al di fuori delle procedure di appalto; sempre in questo solco investigativo, è stato ascoltato il direttore generale dell'Asl Napoli uno Ciro Verdoliva, come persona informata dei fatti. Un «sit», una testimonianza a sommaria informazione, con l'obiettivo di fare chiarezza su regole e committenze legate non solo al Cardarelli, ma anche ai principali ospedali napoletani.

Ed è in questo scenario che spiccano figure strane, su cui gli inquirenti provano a fare chiarezza: come quella di un infermiere al quale attribuiscono un ruolo di manager di fatto di un gruppo di ambulanze in vari distretti sanitari (poco attivo al Cardarelli, per non dare nell'occhio), ma anche di maestranze che stazionano all'ombra del nosocomio del rione alto. Un mondo a parte, fatto di volontari che prestano con decoro il proprio servizio a beneficio dei pazienti, ma anche soggetti in odore di camorra, reclutati per un servizio che fa gola a molti. Accade nei pressi del triage, finanche nelle corsie o nelle immediate vicinanze dell'ingresso del Cardarelli, come se fosse un presidio militare. Verifiche in corso, si studiano nomi e profili professionali, sulla scorta delle denunce presentate in questi mesi da parte degli operatori di volta in volta avvicinati e indotti a non entrare nel Cardarelli. Ospedale off limits solo per qualcuno, mentre le indagini scavano su presunte infiltrazioni criminali nell'ospedale più grande a sud di Roma, quello - solo per la cronaca - che di recente ha fatto notizia per gli oltre sessanta presunti furbetti del cartellino finiti sotto inchiesta. Ultimo aggiornamento: 12:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA