Napoli ricorda le Quattro Giornate
e l'eccidio dei carabinieri del Porto

Giovedì 13 Settembre 2018

«Pizza, spaghetti e mandolino é lo stereotipo per i napoletani e per estensione degli italiani, ma in quei giorni i napoletani non avevano niente eppure sono il popolo che si è liberato da sé dell'occupazione, prima dell'arrivo degli alleati». Lo ha detto Giovanni Nistri, Comandante generale dell'Arma dei carabinieri, in occasione dell'incontro «L'eccidio dei carabinieri della stazione Porto e la liberazione della città», in occasione del 75esimo anniversario. « Napoli - ha affermato - è stata insignita della medaglia d'oro al valor militare per quanto fatto dal suo popolo».

«La storia può essere letta dall'alto o dal basso - ha sottolineato - oggi, ricordando i carabinieri della Stazione Porto, uccisi a Teverola, l'abbiamo letta dal basso». «Quei 14 ragazzi sono stati insigniti della medaglia d'argento al valor militare - ha aggiunto - Sono convinto che tutti ne avrebbero fatto a meno, ma non si sono tirati indietro». «Ad oggi 6 carabinieri sono morti e oltre 650 sono stati feriti per essersi opposti alla criminalità, anche di strada - ha concluso - In questo momento abbiamo circa 1000 carabinieri in teatri di guerra».

«A 75 anni dall'eccidio di Teverola, ricordiamo i 14 carabinieri uccisi come l'inizio, per Napoli, della sua liberazione». ha ribadito Vittorio Tomasone, a capo del Comando interregionale dei carabinieri Ogaden. «E la sede per farlo - ha affermato - non poteva non essere che l'Università Federico II, la sua sede storica, che fu sconvolta, in quei giorni, da incendi e bombardamenti, e fu teatro dell'eefferata fucilazione di un marinaio, proprio sulle scale». «Ieri è iniziato l'anno scolastico - ha aggiunto - mi domando quanti giovani sappiano cosa è accaduto nella città in cui vivono, dei sacrifici dei nonni in una città piegata da anni di bombardamenti, cosa è stato l'8 settembre, e cosa l'eccidio dei carabinieri per aver difeso il palazzo dei telegrafi». «Il fine è di ricordare - ha concluso - Nessuno pensi che la pace e la democrazia siano scontate».

«Ricordare dopo 75 anni le Quattro Giornate di Napoli, insieme all'eccidio dei Carabinieri della Stazione Porto, ha particolare valore perché è un momento in cui la memoria deve insegnarci che la libertà si difende giorno per giorno». Lo ha detto il rettore dell'Università Federico II di Napoli, Gaetano Manfredi, in occasione di una tavola rotonda sull'eccidio dei Carabinieri della Stazione Porto, a Napoli, da parte dei nazisti il 12 settembre 1943, e sulle Quattro Giornate di Napoli, sollevazione popolare con la quale Napoli fu liberata dall'esercito tedesco. 

«Non c'è nessun patrimonio che sia acquisito a priori - ha aggiunto Manfredi - quindi bisogna essere molto attenti alle sirene che ci raccontano la possibilità di tornare a tempi passati. La libertà, il valore del rispetto dell'altro e della democrazia, sono valori fondanti del nostro Paese e le istituzioni culturali devono essere in prima linea con i giovani per difenderli».

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