Aree chiuse, caos e graffiti: Castel dell'Ovo deturpato

Venerdì 23 Agosto 2019 di Gennaro Di Biase
Castel dell'Ovo ha il colore del pane, ma i denti bastano solo a rosicchiarlo. Enormi e splendide terrazze chiuse al pubblico, bagni malmessi, sbarrati o sporchi, scritte incivili, ascensori non sempre in servizio, cavi scoperti, transenne cadute e lasciate a terra. Poi «zero luoghi di ristoro», commentano molti tra i migliaia di turisti che ogni giorno affollano la fortezza-meraviglia del Lungomare, che resta, appunto, una meraviglia. Ma restano anche, e da «oltre quindici anni», le impalcature vecchie e decrepite di una delle due torri del viale d'ingresso al castello. Lavori non ancora finiti e area inaccessibile dall'inizio del Nuovo Millennio.
 
I teli bianchi che sventolano sui muretti occupati da turisti e venditori ambulanti hanno l'aspetto di un fantasma, che però non rimanda la mente alle leggende storiche di Virgilio Mago e alla Napoli esoterica, ma all'abbandono e alla sensazione che a Castel dell'Ovo si potrebbe fare senza dubbio di più. Non è certo il simbolo peggio conciato di Napoli, ma potrebbe brillare più di quanto brilla, sia a livello di indotto, sia a livello di manutenzione. Lo sottolineano tanto turisti che commercianti.

Il ponte d'accesso al castello è affollatissimo e postmoderno, un mix di culture e gerarchie sociali: turisti asiatici, ungheresi o australiani che sorridono e fanno foto. Venditori ambulanti di chincaglierie, promoter che invitano il passante in un locale del Borgo Marinari, ragazzini napoletani in costume che si tuffano nel Mediterraneo (anche dal lampione, come accaduto nei giorni scorsi), bagnanti sugli scogli e barchette di fortuna che ormeggiano sotto le mura della fortezza. Poi le due torrette. Quella di destra è stata rimessa in sesto da poco, ma è chiusa. Quella di sinistra è ancora un cantiere. La vernice nuova si intravede tra i tubolari vecchi e i teli squarciati. «Il lavoro è quasi finito - rivela un ambulante - La ditta è in ferie. Sta così da inizio secolo». Poi si arriva nell'atrio. Il banco della biglietteria (un ticket costa 10 euro, e consente un tour guidato di 45 minuti tra le segrete e le tante aree chiuse) presenta scritta e disegno fatti con pennarello rosso. Se si alzano gli occhi non si può fare a meno di notare le diverse crepe che spezzano l'intonaco bianco del soffitto. Si avverte la sensazione di maccheronico, gradevole o meno che sia.

Quando ci si inoltra, la sensazione di «maccheronico» continua. Molte prese elettriche sono scoperte, gli interruttori alla portata di ogni dito, i cavi si arricciano intorno alle mura storiche e ci sono transenne un po' dappertutto: nei corridoi o sulle terrazze da cui turisti e gabbiani si affacciano estasiati. Transenne disseminate anche lungo il percorso che dovrebbe portare ai bagni. Molti visitatori seguono la scritta «toilets» (a pennarello) e poi trovano la porta mestamente chiusa. Un bagno c'è, poco più in là. Pannelli sconnessi, puzza, scritte oscene, niente carta o sapone e sporcizia varia. «Ci hanno segnalato il profondo degrado che affligge i bagni di Castel dell'Ovo, interessati da degrado e sporcizia, e le condizioni di un ascensore fuori servizio, bloccata da una transenna - dice il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli - Tali condizioni sviliscono uno dei monumenti simbolo di Napoli, uno dei biglietti da visita della città, visitato ogni giorno da migliaia di turisti. Abbiamo deciso di chiedere a chi gestisce il sito di adottare ad horas i provvedimenti del caso per restituire decoro ai servizi igienici della struttura. Non è accettabile che chi ad esempio voglia andare in bagno a Castel dell'Ovo sia costretto a fare i conti con una vergogna del genere».

Diverse aree del castello sono inaccessibili. Le porte verdi e aggraziate degli uffici ministeriali sono chiuse. Dai vetri si intravedono piante ben tenute e scrivanie pulite affacciate a 360 gradi sul Mediterraneo. In un gabbiotto chiuso - così è scritto a penna su un foglio di carta retto da un filo di spago - si aggira un impiegato a petto nudo. Saluta. Tra le aree chiuse al pubblico, spicca, al piano terra, quella sbarrata da altre transenne che bloccano il cammino lungo un meraviglioso viale con un arco a tutto sesto. L'arco conduce a sua volta sulla soglia di una terrazza mozzafiato a picco sul Golfo. Da dietro le grate del cancello si vedono uno spicchio di mare e uno dei cannoni storici che resiste nell'area. «Lì è chiuso per carenza di personale - sussurra un dipendente - Aprono solo quando c'è qualche visita guidata, così i turisti sono accompagnati ed evitano di andare in qualche punto se è pericoloso». E in effetti non è curatissimo. Compensati di legno proteggono buchi nel muro. Vetrate spaccate in più punti da cui si intravedono locali sotterranei off limits. Cespugli di erbacce, interruttori misteriosi. Peccato.

Nella sala dell'interessante mostra di Hen-Zo, tre vacanziere bionde intonano l'Alleluia in inglese per testare l'effetto eco delle mura antiche. Gli altri turisti, in terrazza, sorridono e scattano centinaia di foto al minuto. Alcuni sono in gruppo, accompagnati da guide che raccontano la storia di Megaride e delle segrete del castello. Altri visitatori passeggiano in autonomia. «Salgo fin qui per la prima volta - spiega Davide Arena, che arriva da Milano - L'impressione mozza il fiato. Ma delle cose non vengono trattate come dovrebbero. Si potrebbe fare qualcosa per cercare di vendere maggiormente le cose del posto. Servirebbe qualche punto di ristoro o di rinfresco». Ci sarebbero due distributori automatici di bibite e snack, nell'area dei bagni malmessi. Poi più nulla. «È bellissimo qui - dice Simone Buonfiglio - Il fatto che sia gratuito è comunque una bella cosa. Le condizioni sono quelle di un castello vecchio, ma non messo malissimo. Si poteva pensare peggio, infatti, considerando la situazione di altri luoghi di Napoli». © RIPRODUZIONE RISERVATA