Covid a Napoli, morto Paolo Tortora: «Non si era vaccinato»

Lunedì 6 Settembre 2021 di Ettore Mautone
Covid a Napoli, morto Paolo Tortora: «Non si era vaccinato»

Ha combattuto come un leone contro la variante Delta di Sars-Cov-2 ma non ce l'ha fatta a superare un'infezione aggressiva, partita con una polmonite peggiorata nel breve volgere di alcuni giorni fino a richiedere il ricovero al Cotugno: Paolo Tortora, 61 anni (nella foto), noto imprenditore napoletano, tra i principali protagonisti del settore della ristorazione e del catering, è finito ieri mattina nella rianimazione del Cotugno. Qui era arrivato in urgenza il 13 agosto scorso: lo stadio della gravità del danno polmonare segnava già allora 16 punti su 20 offrendo un margine stretto al pieno recupero della funzione respiratoria. I medici hanno tentato in tutti i modi di strapparlo alla furia del virus con le migliori terapie ma non è bastato. «Dopo alcuni giorni di terapia sub intensiva con il casco, a dispetto di una situazione clinica che sembrava stabilizzata spiega Antonio Corcione, primario della Terapia intensiva dell'Azienda dei Colli - c'è stato un repentino peggioramento come purtroppo spesso vediamo nei pazienti Covid. Aveva sviluppato uno pneumotorace e pneumomediastino molto difficili da trattare ma soprattutto aveva i polmoni devastati. È stato necessario intubarlo. Abbiamo fatto di tutto per salvarlo. Qui disponiamo dei migliori protocolli al mondo. Ma quando i polmoni hanno un danno di 20 punti su 20 le possibilità si riducono al lumicino. In tutta la nostra esperienza ne abbiamo salvati solo un paio con questo quadro. In questi casi i polmoni vengono letteralmente bruciati dall'infiammazione e non scambiano più ossigeno». 

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Paolo Tortora era sostanzialmente sano, privo di patologie concomitanti ma non era vaccinato. Con la variante Delta e le sub varianti della versione indiana del Coronavirus, diventata predominante, il rischio è alto. L'età media dei contagiati si è abbassata e al Cotugno ci sono trentenni e quarantenni in rianimazione con quadri altrettanto drammatici. Se il danno arriva a distruggere i polmoni anche l'uso di una particolare tecnica, chiamata Ecmo (che porta il sangue fuori dal corpo ossigenandolo con una macchina che sostituisce temporaneamente i polmoni danneggiati) difficilmente se ne esce. In questi casi, infatti, alla guarigione clinica corrisponde la sostituzione del tessuto polmonare con uno fibrotico. Come una cicatrice è diversa dalla pelle da cui origina questo nuovo tessuto non è più in grado di assicurare la respirazione. Questa la banalità del male di un virus subdolo e imprevedibile che con le varianti ha quasi raddoppiato la contagiosità. «Sono eventi dolorosi e devastanti conclude Concione che nei mesi scorsi in circostanze simili ha perso un fratello che colpiscono persone relativamente giovani e che purtroppo non riusciamo a salvare». Emerge la frustrazione del clinico e l'impotenza di vedere una vita preziosa sfumare. «Il mio invito più sentito e partecipato conclude - è di vaccinarsi. Di casi come questi, purtroppo, ne vediamo ogni giorno e sempre più spesso anche nei più giovani e nelle persone di mezza età. Nei vaccinati, tranne due casi finiti col decesso negli ultimi due mesi, tutti gli altri contagiati che ho visto decorrono fortunatamente in maniera benigna e si risolvono nell'arco di una decina di giorni. Ho personalmente convinto amici e parenti titubanti a vaccinarsi. È l'unica vera arma in nostro possesso. Abbiamo il dovere di usarla per prevenire eventi così drammatici».

Immediato sui social, sulle chat private e sui siti dei principali media il rincorrersi delle frasi di cordoglio e di ricordo da parte di conoscenti, professionisti ed amici che hanno condiviso apprezzamenti a quello che rimarrà, nella memoria di tutti, un grande imprenditore, dai modi eleganti e dalle straordinarie intuizioni e capacità tanto da renderlo un'istituzione e da attribuirgli il titolo di sarto del catering e della ristorazione. 

Ultimo aggiornamento: 7 Settembre, 18:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA