Patenti facili a Napoli, due ufficiali
dei vigili coinvolti nello scandalo

Venerdì 18 Settembre 2020 di Leandro Del Gaudio

Ci sono anche due graduati della polizia municipale nell’inchiesta sulla Motorizzazione civile. Come in un pozzo senza fondo, dalle migliaia di pagine legate alle cosiddette patenti facili, spunta la storia di un finto verbale che sarebbe stato redatto da due esponenti della municipale. Ed è così che tra i 29 nomi raggiunti da avvisi di chiusa inchiesta - l’atto che fa da preludio a una probabile richiesta di rinvio a giudizio - spunta anche il caso del capitano Francesco Iacolare e del luogotenente Antonio Moccia, che dovranno rispondere dell’accusa di falso in relazione allo strano caso di una moto rubata. In sintesi, secondo i pm, i due pubblici ufficiali avrebbero fatto carte false: prima fabbricando un finto verbale di rinvenimento di una moto che era stata rubata in zona Arenella, poi con la compilazione di un documento posticcio che serviva ad attestare l’avvenuta riconsegna della moto al legittimo proprietario. Ma da cosa nasce un’accusa tanto grave? Cosa avrebbe spinto due esponenti del corpo di via De Giaxa (all’epoca in forza nella zona collinare) a dichiarare il falso? Inchiesta condotta dai pm Danilo De Simone e Cristina Curatoli, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli, i due della Municipale sarebbero entrati in contatto con Gaetano Ucciello, indicato come dominus di un’autoscuola (nel filone delle cosiddette patenti facili) e con Rosalba Mattiello, a sua volta alta funzionaria della Motorizzazione civile. 

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L’ESTORSIONE
Stando alla ricostruzione dell’accusa, un parente della funzionaria avrebbe in un primo momento denunciato la scomparsa della propria moto, per poi ottenerne la restituzione con il metodo del cosiddetto «cavallo di ritorno»: mille euro nelle mani di un intermediario, che a sua volta si era rivolto a malavitosi del rione Don Guanella. Ma occorreva revocare la denuncia, per poter circolare liberamente con la moto oggetto di un furto: bisognava quindi trovare un espediente per formalizzare la ricomparsa del ciclomotore. Ed è a questo punto che Mattiello e Ucciello avrebbero svolto il ruolo di «istigatori», secondo la ricostruzione della Procura, facendo intervenire due graduati amici, per realizzare una sorta di messa in scena: il finto ritrovamento della moto, la finta restituzione (non potendo ammettere di aver versato soldi al camorrista di turno). E cosa avrebbero ottenuto in cambio i due esponenti della polizia municipale? È uno dei punti controversi dell’inchiesta. A leggere l’informativa, si fa riferimento a un intervento per favorire un parente del luogotenente Moccia nella prova per acquisire la patente. Possibile? Si attende la valutazione di un giudice. Fatto sta che entrambi gli esponenti del corpo di via De Giaxa ora hanno la possibilità di farsi interrogare o depositare memorie difensive, con cui dimostrare - dal loro punto di vista - la correttezza della propria condotta. Stessa posizione per gli altri due indagati in questa storia, i cui nomi spuntano in una lunga trama di intercettazioni. Decisivo il lavoro dei carabinieri del reparto operativo di Caserta guidato dal colonnello Salvatore Sferlazza, si attende una probabile verifica in aula. Al centro dell’inchiesta le attività della cosiddetta «combriccola» delle scuole guida, capaci di organizzare diversi espedienti per favorire oltre seicento esaminandi negli esami di patenti di guida e patenti nautiche. Un mondo - quello della «combriccola» - capace di dialogare con dirigenti della Motorizzazione, della città metropolitana, calciatori del Napoli ed esponenti delle forze dell’ordine: tutti chiamati a raccontare la propria versione, alla luce di intercettazioni, soldi e verbali sospetti.

Ultimo aggiornamento: 19 Settembre, 13:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA