Piscina mai fatta, il Comune
rischia la maxi-stangata

di Ferdinando Bocchetti

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Una querelle infinita, un contenzioso che si trascina da circa quindici anni e che ora sembra arrivato alla crisi finale. Troppi gli interessi attorno alla vicenda del progetto del centro servizi con piscina. Troppe le famiglie con cognomi altisonanti coinvolte e gli ex amministratori in palese conflitto di interesse. L'ultima novità dell'intreccio è che la Giardino dei Ciliegi Scarl, fondata dagli imprenditori Sarracino, noti a Marano fin dagli anni Ottanta nel campo dell'edilizia, non solo si è rifiutata di sottoscrivere la convenzione, ma ha chiesto al Comune un maxi risarcimento per un importo di circa 3 milioni di euro. La richiesta è già al vaglio di un tribunale civile oltre che dell'amministrazione cittadina guidata da Rodolfo Visconti. E così dovrebbe sfumare definitivamente - a 15 anni dal bando di gara - la piscina con centro benessere, punto di ristoro e parcheggio in un'area a ridosso di via Che Guevara. Qui almeno gli alberi di ciliegio sono miracolosamente sopravvissuti alla furia della speculazione edilizia. Ma l'opera pubblica, affidata dall'ente cittadino alla società Giardino dei ciliegi scarl, che l'avrebbe dovuta gestire per venticinque anni, resterà soltanto sulla carta.

LA RINUNCIA
Dopo anni di querelle con l'ente cittadino, condita da ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato e infuocate sedute di consiglio comunale, la Giardino dei ciliegi scarl ha deciso infatti di non sottoscrivere la convenzione che darebbe il via libera ai lavori. Sono trascorsi troppi anni e i privati pretendevano, prima di formalizzare l'ultimo atto, una rimodulazione della convenzione con conseguente allungamento dei tempi di gestione (altri 25 anni) e un adeguamento del quadro economico. Il Comune ritiene invece che alcune delle modifiche richieste possano essere apportate (eventualmente) anche in corso d'opera, ovvero dopo la stipula della convenzione.

L'ITER
Le sentenze e i pronunciamenti della giustizia amministrativa (almeno una quindicina) hanno accertato da un lato l'inadempienza dell'ente, dall'altro - come evidenziato nell'ultimo pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale che ha sollecitato la nomina di un commissario ad acta - che bisogna comunque procedere alla stipula degli atti e alla consegna dei terreni alla ditta. Un ultimo atto che è però sfumato. Il caso Giardino dei ciliegi è ben noto ai giudici amministrativi della Campania, che già nel 2010 nominarono un commissario ad acta, l'architetto Alberto D'Urso, affinché ultimasse l'iter burocratico interrotto dal comune di Marano. In questi anni, però, è accaduto di tutto. In uno degli ultimi della giunta Liccardo, poi sciolta per infiltrazioni camorristiche, dovettero intervenire persino i carabinieri. Il comune di Marano ha dovuto, nel corso degli anni, accollarsi l'onere di sottoscrivere una polizza fideiussoria (per 3 milioni e 500 mila euro) a garanzia dell'opera e le somme (poco meno di 600 mila euro) per gli espropri dei terreni. Il progetto per la realizzazione del Giardino dei ciliegi è da sempre al centro di aspre contrapposizioni: politiche ma anche imprenditoriali. La vicenda, tra l'altro, è segnalata anche nella relazione a firma degli ispettori della prefettura che, nel dicembre 2016, portò allo scioglimento del Comune per infiltrazioni della camora.
Domenica 12 Maggio 2019, 13:21
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