Raffaele Cutolo in ospedale a Parma: filmato l’incontro del capo dei capi con la moglie

Domenica 23 Febbraio 2020 di Leandro Del Gaudio

Non li hanno lasciati un attimo soli. Anzi. Li hanno tenuti sotto stretto controllo, fedeli a un protocollo rigoroso, disposto dal ministero della giustizia, che impone di non interrompere mai la sorveglianza di un detenuto al carcere duro.

Ed è andata così anche per Raffaele Cutolo, pochi giorni fa nell’ospedale civile di Parma. Era in corsia, in un lettino del padiglione riservato ai detenuti, quando ha avuto la possibilità di incrociare lo sguardo della moglie e dei suoi stretti congiunti. Nessun contatto tra detenuto e ospiti, dal momento che è stato allestita una sorta di barriera per impedire passaggi di mano, ma anche il colloquio è stato monitorato dalla prima all’ultima battuta. Oltre alle grate e a una sorta di separè, è stato disposto anche un servizio di videosorveglianza, per raccogliere ogni parola del dialogo tra l’ergastolano e i suoi parenti giunti dall’area vesuviana. E così un agente di polizia penitenziaria ha filmato sguardi, labiali, smorfie facciali. Tutto raccolto e affidato al dipartimento di amministrazione penitenziaria, in un piano di controllo che ha un solo obiettivo: scongiurare trasmissione di ordini o di messaggi dal carcere all’esterno, dalla mente di un uomo ritenuto ancora al top del crimine organizzato vesuviano al suo retroterra familiare. Una vicenda tutt’altro che conclusa. Come è noto, infatti, il boss di Ottaviano sta male. È stato trasferito mercoledì scorso dal carcere bunker di Parma, dove da anni è ristretto al 41 bis, al padiglione ospedaliero. Crisi respiratorie, una condizione di affaticamento che ha reso impossibile accudire il detenuto degente all’interno dell’infermeria di un carcere - quello di Parma - ritenuto comunque in grado di fornire standard di accoglienza elevati. 
 

 

Ma barriere e filmati a parte, il caso Cutolo non è ancora concluso. Come è noto, il fondatore della Nuova camorra organizzata si è rivolto in questi giorni al Tribunale di Sorveglianza di Reggio Emilia per ottenere un permesso in grado di allentare la morsa del carcere duro: chiede di incontrare Immacolata Iacone, sua moglie, all’esterno del regime penitenziario. Istanza inoltrata all’indomani della pubblicazione da parte della Corte costituzionale delle motivazioni sul cosiddetto carcere ostativo. In sintesi, anche la Consulta apre alla possibilità che un detenuto condannato all’ergastolo per omicidi e reati di mafia chieda permessi, anche se in assenza di una collaborazione con lo Stato. Un’apertura figlia anche dell’intervento della Corte europea sulla giustizia italiana, che rivede - a distanza di trenta anni - alcuni paletti posti in Italia dopo le stragi di mafia di Capaci e via D’Amelio. Difeso dal penalista avellinese Gaetano Aufiero, il boss chiede di incontrare la moglie e la figlia Denise, anche solo per una manciata di minuti, senza essere ripreso da una telecamera, senza essere circondato da agenti di polizia penitenziaria, senza il vetro blindato imposto dal 41 bis. Condannato a 14 ergastoli in via definitiva, ritenuto responsabile di una stagione di morte che si è abbattuta su Napoli e la Campania tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, vale la pena ricordare che Cutolo è stato giudicato colpevole anche per gli omicidi dell’ex vicedirettore del carcere di Poggioreale Giuseppe Salvia e per il delitto di Marcello Torre, avvocato e sindaco di Pagani. Centinaia di omicidi l’anno, nella guerra contro la Nuova famiglia, in uno scenario criminale che si è trasformato anche in corruzione, malaffare, con il coinvolgimento di esponenti del mondo politico e giudiziario. 
 
 

È in questo clima che il nome di Cutolo resta vincolato ad alcuni aspetti misteriosi della cosiddetta prima Repubblica. Torbidi italiani. Interrogato pochi anni fa, nel corso dell’inchiesta sulla collaborazione con la giustizia da parte di Pasquale Scotti, il padrino della Nco ha parlato del caso Moro, a proposito della possibilità di salvare lo statista democristiano, grazie a informazioni sul covo Br che - a suo dire - non sarebbero state sfruttate. Altro riferimento doveroso riguarda il sequestro dell’assessore regionale democristiano Ciro Cirillo, sempre per mano delle br, con una mediazione culminata nel pagamento di un riscatto, anche e soprattutto al ruolo dell’ex capo della Nco. Inchieste nel corso delle quali, il boss 79enne si è limitato a fornire mezze verità e ricostruzioni lacunose, rifiutandosi sempre e comunque di offrire una testimonianza piena. Ora c’è il ricovero in ospedale, mentre si attende la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Reggio Emilia. Cosa faranno i giudici emiliani? E soprattutto: come motiveranno un eventuale diniego ad accordare a un ergastolano (non dissociato e non pentito) anche una sola ora di permesso per motivi familiari? Stando alle ricostruzioni più attuali, in via puramente formale, Cutolo è ancora in grado di trasmettere ordini e messaggi al suo retroterra, oltre ad essere depositario di verità mai confessate fino a questo momento su vicende cruciali della storia criminale non solo napoletana. Diverso il parere dell’avvocato del boss, che ricorda la lunga permanenza al 41 bis del «professore di Ottaviano», il suo isolamento pluridecennale, ma anche la «necessità di rispettare il diritto alla salute anche di un detenuto scomodo come Raffaele Cutolo». 

Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio, 12:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA