Scuole, caos in Campania: «Ai servizi sociali gli alunni assenti». I genitori: una follia

Domenica 29 Novembre 2020 di Mariagiovanna Capone

La spaccatura sulla scuola, che divide le famiglie in fazioni per avere didattica in presenza o a distanza, si arricchisce di nuovi protagonisti. Questa volta sono le parole del direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale Luisa Franzese, che terminerà il suo mandato a fine dicembre, riportate in un comunicato ufficiale dell’assessorato comunale all’Istruzione, a scatenare le famiglie che hanno scelto di non riportare ancora in classe i proprio figli frequentanti le prime classi della primaria. Per Franzese, che naturalmente fa riferimento a leggi in vigore per la scuola dell’obbligo, i genitori che non portano i figli a scuola rischiano la segnalazione ai servizi sociali «per evasione scolastica» ma tali parole sono state interpretate da centinaia di famiglie come «una minaccia», poiché la loro difficile scelta è messa in atto «solo per tutelare la salute dei nostri figli visti i numeri di contagi ancora alti e la nostra regione in Zona Rossa». Il fronte del no alla didattica in presenza, che comunica attraverso il gruppo «Tuteliamo i nostri figli - Scuole chiuse in Campania» con oltre 25mila iscritti, è pronto con un ricorso ai giudici del Tar basato sul principio di precauzione introdotto dall’Unione europea nel 2000. Dall’altra parte della carreggiata, invece, il gruppo «Scuole aperte sempre» (11mila iscritti) per oggi alle 12 ha previsto un presidio di fronte alla prefettura di Napoli per richiedere l’apertura di tutte le classi e ordini scolastici denunciando quella che definiscono «anomalia campana», mentre gli studenti dei licei Vico, Labriola e Genovesi stanchi della Dad protestano con sit-in davanti scuola, da dove seguiranno le lezioni.  

Il fronte del no alla didattica in presenza appare molto consistente. Le prime classi, per ora le uniche della scuola dell’obbligo autorizzate dalla Regione Campania alla didattica in presenza, nella maggior parte dei quartieri di Napoli sono piene per il 5-10 per cento, mentre sono tra 60-70 nei casi più consistenti. L’obbligo della didattica in presenza ferma automaticamente la Dad, ma molti dirigenti scolastici stanno ricevendo richieste per la forma ibrida di didattica, ossia la Did, attualmente fruibile solo agli alunni positivi, in quarantena o fragili. Le famiglie di Napoli (dove il sindaco non ha ordinato il blocco delle lezioni) più impaurite dalla pandemia chiedono l’estensione della Did, soprattutto dopo le dichiarazioni del direttore Franzese riportate in un comunicato dell’assessorato comunale all’Istruzione, in cui ha ricordato che gli assenti saranno segnalati ai servizi sociali per evasione scolastica. 

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Dichiarazioni che hanno fatto il giro del web suscitando critiche aspre. Durissima Valeria R.: «Un richiamo così forte e categorico è una scelta inappropriata in un periodo di pandemia. Non era questo il luogo, il modo e il momento per richiamare l’idea di una “segnalazione” e il richiamo al concetto di dispersione scolastica in una congiuntura storica in cui vi è emergenza sanitaria». Giuliana D. lo definisce «un comunicato che suona come una minaccia. Le paure dei genitori vanno accolte e confutate con i dati ma è stata un’altra occasione persa per il sindaco», per Gabriella A. sono «decisioni dettate da scaramucce politiche... e si ricordi che il ministero ha regolamentato l’istituto della Did, didattica integrata a distanza». Anche i docenti sono contrari alla didattica in presenza e tramite Libero Tassella di Scuola Bene Comune e Cecilia Fontanella di Scuola, sicurezza e salute senza colore politico propongono di «chiudere le scuole di ogni ordine e grado dal 4 dicembre all’11 gennaio, garantendo la Dad che è scuola a tutti gli effetti in tempi di pandemia». 

 

Sono centinaia le famiglie che stanno partecipando al ricorso al Tar della Campania tutelate dall’Associazione Italiana Vittime Emergenza Covid (Aivec) ricorrendo all’articolo 174, paragrafo 2, del Trattato istitutivo dell’Unione europea. Si tratta del «principio di precauzione», che garantisce la tutela della salute (inizialmente era limitato al diritto ambientale), lì dove ci sono situazioni ipotetiche di rischio (gli alti contagi di questa fase della pandemia e Campania zona rossa) e legittima cautela tipo la Dad come unico strumento utile al fine di conciliare il diritto allo studio con la tutela alla salute. Sarà quindi impugnata l’ordinanza regionale 92 del 23 novembre per violazione del principio di precauzione, avvalendosi anche di quanto dichiarato nell’ordinanza 93 di sabato, in cui l’Unità di crisi regionale ha deciso di prorogare la Dad per le classi dalla seconda alla quinta della primaria e la prima della secondaria di primo grado «sulla base della situazione epidemiologica rilevata e dello stato degli screening».

 

Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 11:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA