Stupro Circum, la verità dai video:
risate, abbracci e sigarette insieme

Giovedì 4 Aprile 2019 di Leandro Del Gaudio

Quelle immagini raccontano una storia diversa. Niente violenza, niente coazione, niente spintoni in ascensore, niente abbandono dopo il sesso, niente disperazione della ragazza tramortita, lì in un anfratto di una stazione dell’area metropolitana. Ma scene «completamente prive di drammaticità», che inquadrano quattro amici (tre ragazzi e una ragazza), che si incontrano, si salutano, ridono, scherzano, fumano, consultano il cellulare, prima di cercare un luogo in cui appartarsi, un ascensore guasto buono per i loro scopi; e che consumano rapporti sessuali, che decidono poi di ritornare tutti insieme verso i binari: sempre in quattro, lei con loro, senza tensione, senza disperazione.
 
Tutta un’altra storia, quella raccontata dai giudici del Riesame, a proposito del presunto stupro consumato nella circum di San Giorgio a Cremano, lo scorso 5 marzo. In un mese, realtà capovolta. Scarcerato ieri pomeriggio anche Raffaele Borrelli, l’ultimo del terzetto (dopo Alessandro Sbrescia e Antonio Cozzolino), completamente demolito il racconto della presunta parte offesa, la 24enne di Portici; mentre vengono confermate le dichiarazioni dei tre indagati (lo scorso 6 marzo finiti in carcere), che avevano negato ogni forma di violenza fisica o mentale nei confronti della ragazza. Ma come si passa da una «violenza brutale e animalesca» contestata dal gip Valeria Montesarchio a un rapporto consenziente in pochi giorni?

Due i punti: i filmati della circumvesuviana, che - per motivi di tempo - non erano stati inoltrati al gip o che erano stati spediti in modo frammentario, al punto tale da rendere impossibile il controllo giudiziario sulle informative di polizia; e la valutazione del quadro clinico della giovane donna, che non era emerso sulle prime, a cui il medico curante (pur sentito dagli inquirenti) non ha minimamente accennato. 

Un quadro che consente oggi ai giudici di bollare la ragazza come una «bugiarda patologica» (definizione che la 24enne dà di se stessa ai medici); bipolare, con un vissuto sessuale e familiare caotico, problematico, sempre al centro delle sue terapie. Ma andiamo con ordine a partire dalle immagini, che contraddicono in alcuni punti decisivi il racconto della ragazza. Scrivono i giudici Pepe, Foschini e Calabrese: «In due occasioni (5 e 11 marzo), la ragazza aveva dichiarato di essere stata spinta in ascensore; di aver provato a mordere i genitali di uno dei ragazzi pur di difendersi e di aver poi esclamato la frase “Dio mio ti prego basta”». Ma le immagini raccontano scene differenti: «La giovane saluta Alessandro Sbrescia, poi sale con i tre ragazzi la rampa di scale, mentre Alessandro ha un braccio appoggiato sulla spalla di lei; poi si vedono i due abbracciati, mentre lei fuma una sigaretta, consulta il cellulare, chiama l’ascensore che risulterà non funzionante; sempre abbracciati i due si spostano verso un altro ascensore, poi lei offre un tiro di sigaretta ad Alessandro, per poi entrare spontaneamente in quell’ascensore, smentendo così l’ipotesi della spinta». 

Anche dai pochi frame del rapporto sessuale non emergono momenti di costrizione, scene di violenza. Mentre del tutto pacificato risulta la fase successiva il rapporto. Se la ragazza aveva dichiarato di essere stata abbandonata in ascensore, mentre i tre si ricomponevano e andavano via, i filmati dicono un’altra storia: «Gli indagati escono insieme alla ragazza perfettamente ricomposta nel vestiario, con il cellulare in mano e la busta a tracolla, in condizioni di apparente tranquillità; si intrattiene con un paio di loro, poi scende per le scale con assoluta normalità». E come va a finire? Ancora immagini che contraddicono la denunzia iniziale. Lei che si siede su una panchina e accende una sigaretta. È calma. Fa una prima telefonata alla madre, senza fare alcuna allusione al presunto stupro. Alla madre appare lucida, tanto da indicare l’orario in cui parte il treno. Solo pochi minuti dopo scoppia a piangere, attirando l’attenzione di un passante, mentre i tre indagati restano in stazione, senza immaginare di aver consumato un reato tanto brutale. E il tentativo di stupro dello scorso febbraio? Su questo punto, la ragazza viene smentita dalla sorella, che ricorda di aver visto la 24enne e alcuni ragazzi ridere e scherzare nei pressi di casa.

Rilievi da parte dei giudici nei confronti dello psicologo che aveva in cura la ragazza: «Al riguardo deve censurarsi la superficialità delle informazioni fornite dal medico, senza confronto con i complessi dati clinici rinvenibili nella cartella». Già perché stando al quadro clinico dell’ospedale di Torre del Greco, a partire dal 2016 emerge una ragazza disturbata, che vive in modo complesso e patologico la sfera sessuale, in un contesto familiare problematico. È in questo senso che le relazioni mediche del Cardarelli disposte dalla Procura dieci giorni fa vanno considerate del tutto prive di valenza probatoria. Un mese dopo scenario capovolto, i carnefici diventano vittime.
 

Ultimo aggiornamento: 5 Aprile, 19:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA