Vaccini e richiami, quanto durano gli anticorpi? Domande e risposte

Martedì 21 Settembre 2021 di Ettore Mautone
Vaccini e richiami, quanto durano gli anticorpi? Domande e risposte

Terze dosi aggiuntive per pazienti fragili e immunodepressi, dose booster per contrastare il calo dell’immunità che si registra nei vaccinati, durata della protezione nei guariti, esame sierologico e dosaggio prima delle nuove immunizzazioni. Tutto ruota intorno agli anticorpi che ci difendono da virus e batteri.

Chi produce gli anticorpi? 
Dal sistema immunitario, un esercito in cui i soldati sono i globuli bianchi divisi in diversi gruppi scelti di militari che organizzano varie linee difensive. 

Cosa sono gli anticorpi? 
Sono proteine, artiglieria prodotta nel corso di un’infezione dai Linfociti B che insieme ai Linfociti T formano l’immunità cellulare. Tra questi viene scelto il clone in grado di produrre anticorpi su misura per il virus. Per prendere le misure c’è una vera e propria “presentazione” del virus e delle sue componenti dai soldati della periferia. Il processo di produzione nel primo contatto richiede tempo. Poi come una calamita aderiscono al virus neutralizzandolo. 

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Quanto dura mediamente l’immunità?
In genere gli anticorpi anti-SARS-CoV-2 si mantengono nel sangue anche oltre sei mesi mentre le cellule della memoria antigene-specifiche (linfociti T, B, cellule plasmocitoidi a lunga durata) anche ben più di un anno. Col tempo ovviamente, senza richiami adeguati, tutti i vaccini perdono efficacia nel prevenire sia l’infezione sia la malattia. Attualmente in Italia, secondo gli studi dell’Istituto Superiore di Sanità, il livello di protezione dal contagio è sceso al 70-75 per cento da oltre il 90% iniziale per i vaccini a mRNA. 

C’è differenza tra gli anticorpi prodotti durante la malattia da Covid e quelli generati dal vaccino? 
La struttura è identica ma quelli prodotti per l’infezione sono diretti contro tutte le componenti del virus. Quelli generati con il vaccino sono diretti solo contro la principale proteina (Spike) con cui il virus apre le porte delle cellule. In entrambi i casi si formano cellule della memoria. Nel corso di un’infezione troviamo nel sangue gli anticorpi antivirus, distinti in IgM (prodotti solo in fase acuta) e le IgG, anticorpi della memoria che restano in circolo per mesi o anni dopo la guarigione o dopo la vaccinazione ma anch’essi gradualmente persi. 

Cos’è la memoria immunitaria? 
È generata dalle cellule: i Linfociti T della memoria per la prima linea e i linfociti B della memoria per la seconda. Questi ultimi sono deputati a produrre anticorpi specifici dopo la trasformazione in “fabbriche” di anticorpi chiamate Plasmacellule. Per la loro costruzione serve l’aiuto dei linfociti T “helper” (aiutanti). Al termine del processo, per spegnere i fuochi, intervengono i linfociti T soppressori. Le cellule della memoria dopo un’infezione o dopo il vaccino, conservano il ricordo del virus o delle sue componenti (spike) ed entrano subito in azione in caso di nuovo attacco senza dover aspettare l’allestimento delle fabbriche. 

Come si misura l’avvenuta immunizzazione?
Dosando, con un esame del sangue, gli anticorpi IgG specifici contro il virus. Le fabbriche di anticorpi (plasmacellula) hanno di solito vita breve, circa 3 giorni. Tuttavia la permanenza in circolo di anticorpi per mesi o anni, anche in mancanza di ripetuta stimolazione (nuove infezioni e richiami di vaccino) suggerisce l’esistenza di plasmacellule a lunga vita nel midollo osseo o nella milza. La loro vita è più lunga dopo l’infezione rispetto al vaccino.

Senza anticorpi c’è immunità? 
Sì, è possibile che i linfociti B della memoria e un’efficiente immunità cellulare T, indotti da malattia o vaccino, siano in grado di preservare dalle infezioni anche quando gli anticorpi sono pochi. Tuttavia è provato da studi scientifici che al calare degli anticorpi aumentano le infezioni e solo quando sono prodotti l’immunità è stata completa. Più è alto il titolo di anticorpi più si è protetti anche dalle attuali varianti. 

Perché alcuni con gli anticorpi sviluppano la malattia e altri senza sono protetti o asintomatici? 
Dipende dalla immunità innata e dall’immunità cellulare. Alcuni individui bloccano sul nascere l’infezione e si negativizzano subito, senza innescare la produzione di anticorpi. La base è genetica. 

Come si misura l’efficienza del proprio sistema immunitario? 
Con la “tipizzazione linfocitaria”. Un esame più complesso del semplice dosaggio degli anticorpi. Valuta l’assetto globale e la funzionalità del sistema di difesa. Gli immunodepressi, candidati alla terza dose di vaccino, non hanno, a causa della malattia o delle terapie, un sistema immunitario perfettamente funzionante e per questo necessitano di una terza dose addizionale di sieri. Per le altre categorie la terza dose serve a innalzare il livello di allerta. 

 

Ultimo aggiornamento: 23 Settembre, 07:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA