Omicron, il prof napoletano rientrato dal Sudafrica con l'ultimo volo: «Lì la variante non preoccupa»

Lunedì 29 Novembre 2021
Omicron, il prof napoletano rientrato dal Sudafrica con l'ultimo volo: «Lì la variante non preoccupa»

Rischiava di restare bloccato in Sudafrica per chissà quanto tempo, invece con uno degli ultimi voli internazionali è riuscito a rientrare in Italia. Renato Tomei ha 39 anni, è docente e ricercatore il dipartimento scienze umane e sociali dell’Università per stranieri di Perugia ed è specializzato in linguistica e lingua inglese. Negli anni ha anche trasformato la sua passione, la musica Reggae, nel suo secondo lavoro.

Fino a ieri si trovava a Città del Capo, proprio per motivi legati all’ateneo perugino: «Ero lì nelle vesti di visiting professor, per un programma di scambi tra le università. Ora sono a casa, dovrò osservare dieci giorni di isolamento fiduciario. Mi era stata inizialmente concessa una deroga per accorciare questa quarantena a cinque giorni, e quindi poter tornare a lavorare prima, ma poi mi è stata revocata».

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Il motivo per cui Renato, napoletano di nascita, rischiava di non poter lasciare la capitale sudafricana è la ormai famosa variante Omicron del Covid, partita proprio dal paese africano: «I casi però sono partiti a Johannesburg, che dista moltissimi chilometri da Cape Town. È come se l’epidema fosse partita a Mosca e noi ci trovassimo a Roma».

Per ora però, in Sudafrica, non ci sono timori: «L’altro ieri ascoltavo il presidente Ramaphosa che aggiornava come di consueto sullo stato Covid. In molti si aspettavano che parlasse di chiusure e lockdown, invece la situazione è più sotto controllo di quanto non ce la stiano facendo sembrare. Non ho i numeri alla mano, c’è questa allerta come la stiamo percependo qui. I miei genitori mi hanno ovviamente chiamato più volte per conoscere la mia situazione, ma non c’è nessuna pressione eccessiva. È più una questione, se vogliamo, politica, o comunque che coinvolge tanti interessi. Dubai – solitamente scalo per chi rientra dal Sudafrica ed è diretto in Europa - ora ha l’Expo e lì non hanno nessuna intenzione di rischiare, neanche per sentito dire».

Il volo su cui è salito Renato, per rientrare a Roma, era stato addirittura inizialmente cancellato: «Sarei dovuto atterrare a Fiumicino proprio in queste ore con il mio volo originale, invece ci hanno permesso di rientrare ieri. Sul tabellone dell’aereoporto lo segnalava come ultimo volo internazionale per lasciare il Sudafrica, al gate eravamo rimasti solo noi. Ci sono stati anche attimi di paura, perché io e gli altri tre italiani – provenienti da Johannesburg, a differenza mia - presenti sul mio volo siamo stati controllati dalla polizia nel tunnel all’uscita dell’aereo. Non sapevamo, inizialmente, il motivo del controllo, poi spiegatoci in seguito. Tra l’altro, il fratello di una di queste persone italiane era nel gruppo in Olanda dei 61 positivi su 600. Per poter partire poi ho dovuto fare ben tre tamponi, due prima della partenza e uno all’atterraggio in Italia. Questo perché la compagnia aerea – la Klm - chiedeva il Green pass, che non è comunque certezza di negatività».

Ora il Sudafrica rischia di ricevere un brutto colpo in termini economici: «Questi mesi sono cruciali per il Paese, data l’enorme mole di turismo che è abituato ad accogliere in questo periodo dell’anno. Chiudere le frontiere, in entrata e in uscita, vorrebbe dire metterlo alle corde. Ora il presidente Ramaphosa chiede che le restrizioni vengano eliminate, perché nel Paese non c’è nessuna nuova pandemia. Ci sono sempre più paesi che chiudono le porte al Sudafrica, in preda ad un panico scatenatosi internamente».

La situazione nel Paese resta dunque sotto controllo, ma la paura nel mondo resta: «Sembra che questa variante stia distruggendo il Paese, ma così non è. Capisco anche che ci sono governi che si sono impegnati così tanto nelle campagne vaccinali, che adesso ci crediamo protetti ma in realtà non lo siamo del tutto, perché essendo blanda questa variante può comunque contagiare. È inutile sentirsi invincibili perché abbiamo il vaccino, se poi alcuni paesi non raggiungono neanche il 30% di copertura. In aereo poi è sconcertante vedere 500 persone che, simultaneamente, si tolgono la mascherina per mangiare e bere, ad un centimetro di distanza tra loro. Che senso può avere? Io la mascherina non l’ho mai tolta, per più di nove ore. Vedo contraddizioni enormi. Credo che questa cosa ce la porteremo dietro ancora a lungo, quindi bisogna capire come comportarsi senza farsi prendere dalla psicosi».

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