De Magistris chiede la legge
Bacchelli per il regista Del Grosso

Forse ha cambiato idea, Michele Del Grosso, convinto, lo aveva ripetuto anche nel docufilm di Alessandro Chetta che racconta la sua attività, che «con la cultura si mangia». Non deve essere vero, o almeno non nella Napoli di questi tempi, o comunque qualcosa deve essere andato storto al fondatore dello storico Teatro Instabile di via Martucci, al centro delle avanguardie di fine anni Sessanta: sul suo scalcagnato palcoscenico passarono Julian Beck con il Living, il primo De Gregori, un Pino Daniele ancora scugnizzo del blues, di Roberto De Simone, Peppe e Concetta Barra, Massimo Troisi, l'Open Theater... Tornato a Napoli dopo una lunga assenza, Del Grosso ha riaperto, questa volta nei Decumani, un nuovo Tin (Teatro Instabile Napoli), ricominciano dall'underground, ma non sono state rose e fiori, anzi. Ora Luigi de Magistris chiede al Parlamento di considerare la possibilità di rendere Del Grosso beneficiario della Bacchelli, la legge che prevede un sussidio «per chiara fama» agli italiani che si sono distinti per il loro lavoro.

Il sindaco ricorda come l'artista sia «stato per mezzo secolo una figura di riferimento della cultura partenopea e italiana. Di carattere sanguigno e anti-istituzionale, ha sempre anteposto la riuscita dei suoi lavori e la soddisfazione della necessità teatrale al benessere personale, evitando qualsiasi forma di compromesso morale e di pubblico narcisismo. Probabilmente è anche per questo che la sua fama al di fuori degli ambiti culturali non è ampia come dovrebbe; ed è probabilmente anche per questo che oggi, a 77 anni, si ritrova a vivere solo e povero in un locale angusto non meno che spoglio; coerentemente privo di beni materiali, ma aggredito da diverse patologie gravi che non riesce a curare».

A. M. 
 
Mercoledì 6 Dicembre 2017, 16:43 - Ultimo aggiornamento: 06-12-2017 16:43
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1 di 1 commenti presenti
2017-12-06 22:23:14
Quando via Martucci era quasi deserta e la cosiddetta "movida" non era ancora nata, Michele del Grosso e la sua compagna di allora: Angela Genovese, diedero inizio, assieme ad Arturo Morfino con il Playstudio, al primo, qualificato embrione, di quella esplosione di cultura ed innovazione che a Napoli, città di Provincia, fuori dai circuiti internazionali,stentava ad ancora ad arrivare...Poco dopo Tommaso aprí, sempre in via Martucci, la "Taverna degli amici"..e quello fu l'inizio di tutto...Raccontatele ai giovani queste cose...prima che si perda la memoria storica. Morfino e Tommaso non ci sono più, Michele del Grosso resta l'ultimo esponente di quel periodo. Come molti artisti che hanno dato tanto alla Cultura, lui non si é mai "commercializzato". In altri Paesi del Mondo, sarebbe normale dargli una dignitosa pensione, anche minima.

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