Napoli, la figlia di Mattarella a Capodimonte: «Una mostra raffinata sul Settecento»

Domenica 22 Settembre 2019 di Maria Pirro
«La musica mi ha fatto entrare nel Settecento: guardare gli oggetti dell'epoca con un allestimento così raffinato li fa apparire diversi». Con le cuffie ascolta le melodie di Cimarosa e Paisiello, intorno un cordone di sicurezza ne protegge la privacy. Laura Mattarella, la figlia del presidente della Repubblica, è incantata dalla mostra «Napoli Napoli. Di lava, porcellana e musica» allestita nel museo di Capodimonte e in programma fino al 21 giugno. Al direttore Sylvain Bellenger chiede informazioni sui 300 pezzi di «oro bianco» dei mille esposti accanto ai 150 costumi di scena del teatro San Carlo.
 
La visita è privata, a differenza della precedente, il 13 aprile 2019 per Caravaggio, organizzata senza il padre Sergio. Il Capo dello Stato questa volta preferisce restare nella residenza di Villa Rosebery, passeggiare e leggere, al momento non prevede incontri istituzionali dopo quello di venerdì mattina con il presidente della Repubblica federale tedesca Frank Walter Steinmeier. Un'unica uscita oggi in agenda è fissata per la messa.

«Grazie», si limita a dire Laura Mattarella, salutando con la mano e accettando con un sorriso timido di posare per una foto con Bellenger. Al direttore domanda più informazioni sulla produzione, antica e moderna, di porcellana avviata a Napoli grazie alla regina Maria Amalia di Sassonia, nipote di Augusto II detto il Forte, fondatore della prima fabbrica europea. La moglie di Carlo di Borbone porta così a Napoli, in dote, numerosi pezzi realizzati nel suo paese, e suo il giovane sposo ne resta affascinato e decide di fondare in città, nel 1743, la Real fabbrica di porcellana di Capodimonte. All'interno del bosco, qui viene individuato un edificio dove arcanisti, modellatori, intagliatori, tornitori, pittori, addetti alle fornaci, lavorano con una precisa suddivisione dei compiti. E la passione è seguita da Ferdinando IV che, nel 1771, apre una nuova manifattura: la Real fabbrica di Porcellana di Napoli, con sede a Portici, prima, e nei locali del Palazzo reale, poi.

Lady Mattarella è colpita soprattutto dalla sala delle chinoiseries che racconta, nell'Europa rococò del XVIII secolo, il crescente interesse per i mondi esotici che dà vita a una smania collezionistica per tutto ciò che richiama il gusto orientale. In città ne è una dimostrazione il meraviglioso boudoir donato, nel 1759, dal re Carlo alla consorte. Completamente ricoperto da una decorazione plastica in porcellana, montata in origine nella Reggia di Portici e poi trasferita a Capodimonte nel 1865: il salottino è l'opera che, più di ogni altra, rappresenta l'alto grado di perfezione tecnica e stilistica raggiunto dalla manifattura di Capodimonte. E questa moda influenza anche il teatro e la musica, come testimonia «L'idolo cinese» di Giovanni Paisiello (in cuffia).

Bellenger è raggiante. «La visite private, a sorpresa, sono belle. Questa testimonia soprattutto l'interesse per la cultura di Laura Mattarella», afferma. «Sono lieto che abbia scelto questa mostra», in una occasione speciale: coincide con la prima delle due giornate europee del patrimonio, week-end dedicato all'arte in tutt'Italia, che si chiude oggi. © RIPRODUZIONE RISERVATA