Portici, Nespoli «riporta» sulla terra le carote venute dallo spazio

di Carlo Avvisati

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Le hanno messe le radici nello spazio, i semi dell'italianissima «Dacus carota» che nel dicembre 2017 partirono dal John Fitzgerald Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, diretti verso l'Iss, la stazione internazionale che orbita a circa 400 chilometri dalla Terra. Le hanno messe e, pare, anche bene, nel senso del «vigore», stando a quanto filtra dai laboratori del Dipartimento di Agraria di Portici i cui scienziati, con un gruppo di studenti del locale liceo scientifico Filippo Silvestri, hanno ideato l'esperimento di «sviluppo di un apparato radicale vegetale nello spazio». L'unico interrogativo che resta da svelare ancora è la direzione che quelle radici di carota hanno preso. E, proprio questo è il segreto che Paolo Nespoli, l'astronauta italiano che ha soggiornato lungamente nello spazio, rivelerà oggi, alle 15, nella Sala Cinese dell'ex Palazzo Reale, ora sede del Dipartimento di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli Federico II. Saranno mostrati i video girati a bordo della stazione spaziale; verrà spiegato nei dettagli il contenuto degli esperimenti; e, soprattutto, ci sarà la possibilità di vedere da vicino due celle di germinazione con le radici sviluppate all'interno.

L'obiettivo del progetto, attivato appunto da Nespoli, era quello di far radicare la carota laddove potesse trovare sostanze nutritive e acqua, così come di norma succede sulla Terra. Vale a dire che se per piante e semi non ci sono problemi di crescita sul terreno e la direzione delle radici viene influenzata dalla forza di gravità che le indirizza verso il centro del pianeta, per le stesse specie vegetali, in assenza di gravità, e dunque nello spazio, c'è un pesante handicap in quanto le radici si sviluppano in ogni direzione possibile. Proprio per questo sono state inseminate otto speciali cellette di germinazione, allestite per favorire una radicazione «normale». E oggi è l'occasione giusta per verificare se l'intuizione degli scienziati napoletani - Giovanna Aronne, docente di Botanica al Dipartimento di Agraria di Portici, e da Luigi Gennaro Izzo, Sara De Francesco e Leone Romano - ha avuto o meno riscontri positivi sul campo.
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Martedì 24 Aprile 2018, 10:43 - Ultimo aggiornamento: 24-04-2018 10:43
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