La storia su Instagram di una famiglia uccisa dal Vesuvio commuove il web

di Susy Malafronte

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Le stories su Instagram di Massimo Osanna, già direttore generale del Parco Archeologico di Pompei e presente nella rosa dei 10 nomi che concorrono per la poltrona di numero uno nella gestione della città antica, hanno commosso il web. I calchi di una madre e del suo bambino abbracciati, e quello di un uomo che li osserva da poco lontano, rinvenuti nell'orto dei fuggiaschi, raccontano il dramma vissuto da una delle tante famiglie che persero la vita nella furia vulcanica che distrusse Pompei nel 79 dopo Cristo.
 

Quest’area, in passato occupata da abitazioni, era stata trasformata negli anni precedenti all'eruzione in un vigneto, con un triclinio per banchetti all'aperto coperto da una pergola. All'interno del recinto, in vari punti, vennero rinvenute 13 vittime, adulti e bambini, padroni e servi, colti dalla morte mentre tentavano di trovare una via di fuga fuori da Porta Nocera, correndo al di sopra della coltre di pomici depositatasi per un’altezza già di 3,5 m. La fuga fu interrotta dal sopraggiungere di un flusso piroclastico che ne causò la morte per asfissia e per le alte temperature. I calchi dell'intero nucleo familiare sono ora visibili presso il muro di fondo dell’orto, all'interno di una teca di protezione. Altri calchi di vittime che non riuscirono a sfuggire alla violenza dell'eruzione, sono stati sistemati presso gli emicicli antistanti l'ingresso di Porta Anfiteatro.
Sabato 6 Aprile 2019, 13:09 - Ultimo aggiornamento: 06-04-2019 17:08
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