Elezioni 2022, la carica dei «figli di» in Parlamento da Rastrelli, Schifone e Patriarca a Cantalamessa e De Luca

Elezioni 2022, la carica dei «figli di» in Parlamento da Rastrelli, Schifone e Patriarca a Cantalamessa e De Luca
di Fulvio Scarlata
Martedì 27 Settembre 2022, 15:01 - Ultimo agg. 28 Settembre, 07:21
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Si sa, «e figl so' piezz' 'e core». E se in ballo c'è la possibilità di un bel posto in Parlamento, al cuore non si comanda. Un bello stipendio lordo da 14.500 euro che, a dispetto di qualsiasi flat tax futura (finora sempre annunciata ma mai realizzata da nessun governo), in Italia permette di incassare il fantastico netto da 10.500 mila euro. Tutte le spese pagate dallo Stato a cui aggiungere anche una pensione netta da 500 euro al compimento del 65esimo anno di età al di là di qualsiasi calcolo contributivo Inps. Per un figlio, è il meglio che gli apprensivi genitori possono augurare. E visto che nel Bel Paese molte professioni sono ereditarie, perché i politici dovrebbero rinunciarvi?

In Campania, ad una prima valutazione, possiamo registrare il record di nuove eletti «figli di» in omaggio alla vecchia e mai tramontata questione del “familismo amorale”. Eccoli, dunque, ai nastri di partenza. A destra come a sinistra. 

In prima fila, per il secondo mandato parlamentare, c'è Piero De Luca, figlio del vulcanico Vincenzo, governatore della Campania che taglia con l'accetta di un sarcasmo velenosissimo i commenti su tutti, amici o avversari politici. De Luca, il padre, ha una lunghissima militanza politica, passoto dal Pci a tutte le versioni del partito di sinistra fino al Pd, è lo storico sindaco di Salerno, posto occupato alternando un quiquennio in Parlamento prima di conquistare la Regione per due volte. Da Palazzo Santa Lucia è riuscito a lanciare Piero. Cinque anni fa era stato presentato anche nel collegio uninomilnale di Salerno dove venne travolto dall'ondata grillina e salvato dalle prime posizioni nel listino proporzionale, quest'anno è entrato direttamente nel proporzionale.

Con De Luca nella «nuova»» destra vincente sbarca Marta Schifone: nel collegio alla Camera di Somma Vesuviana è stata battuta per 1.600 voti da Carmela Di Lauro dei cinquestelle, però aveva un pluriparacadute perché è prima nel listini proporzionali dei collegi di Campania 1 e 2 non poteva evitare di essere eletta. Luciano Schifone (curiosamente anche lui lucano di nascita, come De Luca), è uno storico esponente del Msi passato ad Alleanza nazionale e poi a Fratelli d'Italia, più volte consigliere regionale, assessore regionale e per una legislatura anche parlamentare europeo. Ha lasciato l'eredità alla figlia.

L'Msi napoletano è stato fucina di «figli». È da quella radice che arriva Sergio Rastrelli, figlio dell'indimenticato Antonio, eletto deputato e sottosegretario, anche lui passato per An per diventare presidente della Regione  Campania nel 1995 restando a lungo leader della destra napoletana. E dalla casa Msi ma finito alla Lega, troviamo Gianluca Cantalamessa, alla sua seconda esperienza alla Camera, figlio di Antonio Cantalamessa, storico esponente del Msi ed ex europarlamentare.

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La Democrazia cristiana è l'ambiente in cui è invece cresciuta Annarita Patriarca. Con Marta Schifone condivide la sconfitta nel collegio uninominale con il salvataggio nel listino proporzionale. Figlia di Francesco Patriarca, senatore e sottosegretario con lo scudocrociato finito sotto processo per antiche vicende, diventata avvocato Annarita si è subito lanciata in politica, attualmente è consigliere regionale e capogruppo di Forza Italia, partito con cui ora sbarca in Parlamento.

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