Elezioni a Napoli, è guerra di ricorsi in consiglio comunale: «Stop a due neoeletti del Pd»

Venerdì 15 Ottobre 2021 di Luigi Roano
Elezioni a Napoli, è guerra di ricorsi in consiglio comunale: «Stop a due neoeletti del Pd»

Il «veleno sta sempre nella coda» recitano i vecchi adagi e nel Pd lo sanno bene se l'adagio si applica alle elezioni. A far scattare l'allarme è l'avvocato Raffaele Lo Coco - del Consiglio dell'ordine degli avvocati di Nola - che ha inviato alla Prefettura, all'ufficio elettorale, una «Istanza di parere motivato» sulla posizione del terzo e del quinto degli eletti nella lista del Pd - collegata al sindaco Gaetano Manfredi - vale a dire Salvatore Madonna e Aniello Esposito. Entrambi consiglieri uscenti e coinvolti nell'inchiesta Listopoli del 2016 e condannati, con pena sospesa, a sei mesi di reclusione. Chi si macchia di reato elettorale - per i regolamenti interni del Pd e anche di Manfredi - non può essere candidato. Ma questo conta relativamente, quello che conta è che per l'avvocato Lo Coco non potevano essere candidati perché lo sancisce una legge dello Stato del 2012. Come scritto nell'istanza «con quella legge si disciplina che in materia di condanna specifica per reati elettorali, a prescindere dalla durata della pena comminata, non possono essere candidati e pertanto sono ineleggibili coloro i quali abbiano subito delle condanne». Con l'istanza il legale chiede agli uffici della Prefettura «che svolgono attività di controllo e applicazione delle norme in materia di elettorato, vista la non proclamazione degli eletti» un parere chiarificatore. Cosa significa? Che se il parere desse ragione all'avvocato, per Madonna e Esposito salterebbe la proclamazione in programma la prossima settima.

È chiaro che l'avvocato ha inoltrato l'istanza perché patrocina la posizione di qualcuno che si trova nella posizione di primo e secondo dei non eletti. Certezze al riguardo non ce ne sono. L'unica è che i primi due non eletti sono Tommaso Nugnes e Pasquale Farinelli. E quest'ultimo accetta di parlare al telefono e spiegare la sua posizione. «Vediamo che risposta avrà l'avvocato, io per ora non ho incaricato nessun legale - racconta - però se dovesse effettivamente arrivare dalla Prefettura l'incandidabilità per Esposito e Madonna, la prima cosa che farei sarebbe quella di chiedere spiegazioni al segretario metropolitano del Pd Marco Sarracino e al responsabile nazionale per gli enti locali del Pd Francesco Boccia». Farinelli conclude: «La verità è che a me il partito ha chiesto anche il gruppo sanguigno, altri sono stati esclusi dalle liste perché avevano liti condominiali e incidenti automobilistici nel loro curriculum. Mi devono spiegare allora perché chi è condannato invece è stato candidato». 

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Farinelli si riferisce alle regole interne del Pd e di Manfredi. Sin dai primi giorni della sua campagna elettorale l'ex ministro è stato chiaro con partiti e movimenti che lo sostenevano: avere liste pulite. Niente nomi - nella sostanza - che potevano imbarazzare. Manfredi per essere sicuro mise in piedi un comitato di garanti (lo presiedeva Aldo De Chiara, giudice in quiescenza) che valutasse i nomi nelle liste. «Il comitato dei garanti dovrà tenere conto dell'epoca del fatto, dello stato dell'eventuale procedimento, della natura dell'illecito contestato e dell'eventuale sanzione applicata. Assumeranno ai fini della valutazione dell'opportunità della candidatura le fattispecie - era scritto nella dichiarazione da firmare dei candidati - riguardanti le seguenti materie: criminalità organizzata, pubblica amministrazione, personale e familiare, elettorale, ambientale, urbanistica ed edilizia, tributi locali e patrimonio». Secondo l'avvocato Lo Coco siamo nel pieno della fattispecie del reato elettorale. I due sono finiti nell'inchiesta Listopoli quando le indagini appurarono come alcune persone risultarono candidate a loro insaputa nello schieramento di Valeria Valente, senatrice Pd e allora sfidante di de Magistris alla carica di sindaco. Alla fine Salvatore Madonna patteggiò una condanna a 6 mesi di reclusione, pena sospesa, per violazione della legge elettorale la stessa cosa che fece Esposito. Una vicenda contorta, quel che è certo è che dal Comitato dei garanti a liste consegnate trapelò un certo scetticismo per una decina di posizioni segnalate fatte ai partiti, prima della consegna delle liste. 

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