Ripulire il Mediterraneo, a Napoli la sigla del patto per l'ambiente

Venerdì 6 Dicembre 2019 di Antonino Pane

Sarà ricordata come dichiarazione di Napoli, la carta ispirata alla salvaguardia del Mediterraneo. La Conferenza degli Stati, a cui hanno aderito ministri e sottosegretari in rappresentanza di 21 Paesi, oltre alla Ue, ha posto al centro dell'attenzione obiettivi ambiziosi riassunti dal ministro dell'Ambiente, Sergio Costa. «Si tratta - ha detto Costa - di rotte da percorrere per un futuro di pace, prosperità e sviluppo sostenibile sulle sponde del Mare Nostrum, legati alla tutela dell'ambiente marino e delle regioni costiere». Ecco i punti: la completa eliminazione dei rifiuti dal mare; il rafforzamento del sistema di aree protette e la tutela della biodiversità; nuove strategie per contrastare i cambiamenti climatici in atto a livello regionale; soluzioni di blu economy per un futuro sostenibile. Questa la road map per proporre la designazione del Mediterraneo come area a emissioni controllate di ossidi di zolfo. «Il primo obiettivo - ha aggiunto Costa - al quale teniamo molto è la tutela della biodiversità perché non va dimenticato che il Mediterraneo, pur essendo uno dei mari più piccoli al mondo, conserva l'8 per cento della biodiversità. Il Mediterraneo è un mare dove si affacciano oltre 500 milioni di cittadini con una economia, e penso al turismo, che coinvolge altri 500 milioni di persone».
 


E poi le proposte. Per contrastare l'inquinamento nel bacino del Mediterraneo sarà necessario ridurre anche l'emissione di zolfo in atmosfera delle imbarcazioni di grande tonnellaggio. Per raggiungere questo obiettivo, ha sottolineato il ministro occorrerà uno sforzo da parte degli armatori, non solo italiani ma anche stranieri. «L'Italia è già in anticipo su questo fronte perché è stato avviato un confronto con Confitarma che si è resa disponibile - ha spiegato sempre Costa - a costruire un percorso insieme al governo italiano. È una notizia positiva: prima si ragionava per contrapposizioni, ora si lavora per assonanze. Tutti stanno cominciando a capire che valorizzazione del mare e tutela ambientale devono viaggiare assieme: una cosa non può fare a meno dell'altra e pertanto siamo tutti attori».

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Gli armatori non vogliono stare certo a guardare. La loro parte la stanno già facendo e continueranno a farla, consapevoli come sono che i trasporti via mare aumenteranno ulteriormente e per raggiungere i limiti delle emissioni imposte in sede Imo saranno necessari investimenti fortissimi per il rinnovamento delle flotte. «La sensibilità ambientale che stanno dimostrando gli armatori - ha detto Mario Mattioli, presidente di Confitarma - è straordinaria e le parole di apprezzamento del ministro Costa per il dialogo aperto con la nostra organizzazione è la conferma più autentica. Naturalmente le rotte da percorrere sono ancora lunghe e difficili. Cominciamo col dire - ha precisato Mattioli - che non siamo d'accordo su una zona ad emissioni controllate parziale per quanto riguarda il Mediterraneo. Non avrebbe nessun senso delimitare aree all'interno di un bacino chiuso che ha un solo vero sbocco, Gibilterra. Siamo favorevoli, invece, se si parla di controllare l'intero bacino con l'assenso di tutti gli Stati che affacciano sul Mediterraneo. Questo è un passaggio fondamentale: bisogna raggiungere unità di intenti tra tutti i Paesi. Ci sono altri esempi nel mondo dove zone Eca non funzionano perché non condivise da tutti».

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I dati ufficiali, comunque, confermano i grandi sforzi che stanno facendo gli armatori. Dal 2008 al 2018 le emissioni dello Shipping, globalmente, sono calate del 20%. «Ma si badi bene - sottolinea Manuel Grimaldi, vice presidente dell'International Chamber of Shipping - a fronte di un aumento di merci trasportate». E anche qui i dati ufficiali dicono tutto: Dal 2016 al 2018 siamo passati da 10 a 12 miliardi di tonnellate di merci trasportate via mare. «Questo significa - ha aggiunto Grimaldi - che siamo a più del 40% nella riduzione delle emissioni se teniamo fermo il dato di partenza come riferimento. Certo molta strada dobbiamo ancora farla e per questo diciamo che siamo pronti a confrontarci con le istituzioni in sede nazionale, europea e mondiale. Abbiamo già investito e continueremo a farlo. Gli armatori sono e saranno sempre in prima linea nella difesa del mare». D'altro canto che proprio il Gruppo Grimaldi sia tra i primi nella difesa dell'ambiente lo conferma il fatto che, proprio oggi, riceverà a Londra uno speciale premio dedicato alla difesa ambientale.

Ultimo aggiornamento: 11:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA