Napoli, con il piano urbanistico riparte il progetto Sirena: fondi per gli edifici privati

Domenica 19 Gennaio 2020 di Luigi Roano
La giunta approva il preliminare del Puc - Piano urbanistico comunale - e dalle mappe scompare la colmata a mare di Bagnoli, simbolo della paralisi urbanistica in cui è piombata la città nell'ultimo quarto di secolo. E poiché il nuovo Piano porta in dote come parola d'ordine la «rigenerazione urbana», contestualmente arrivano anche 15 milioni per il «recupero delle parti comuni degli edifici privati ricadenti nel centro storico-sito Unesco». Vale a dire che riparte - se anche con un altro nome - il progetto Sirena, ovvero si rimette in moto la sinergia tra pubblico e privato per conservare quel pezzo di città. I soldi sono arrivati dal Patto per Napoli retaggio della stagione di Matteo Renzi al Governo. Dopo il dibattito in Consiglio comunale la giunta - su proposta dell'assessore all'Urbanistica Carmine Piscopo - dunque ha approvato il preliminare del Puc 2019-2030. Il documento fatto suo dalla giunta mette in campo le linee guida, vale a dire lo scheletro, l'ossatura portante della Napoli dei prossimi 10 anni. Il Puc serve a trasformare quello che esiste attraverso il recupero e la riqualificazione. È una evoluzione del Piano regolatore generale, approvato ai tempi in cui era sindaco Rosa Russo Iervolino, che serviva per urbanizzare le aree agricole.

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Il Piano comunale va in questa direzione con cinque linee guida: «Città accessibile e multi-scalare, città sicura e sostenibile, città accogliente e collettiva, città produttiva e abitabile e città attrattiva e rigenerata». Che si dovranno sviluppare con il potenziamento del ruolo metropolitano di Napoli e incrementare sistemi di mobilità sostenibile ripensando il waterfront. «Promuovere gli usi temporanei negli spazi pubblici, rigenerare l'ambiente e recuperare insediamenti informali, abusivi e difformi». Fuori dal linguaggio tecnico significa fare la guerra agli abusi e incorporare quelli che ci sono. Per esempio - nell'area est - andare a recuperare i capannoni ex industriali che sono bombe di abusivismo. «Il preliminare di Puc - spiega l'assessore - costituisce la base per le consultazioni pubbliche e le riflessioni tematiche da cui discenderà la scrittura della nuova disciplina urbanistica. Non una semplice regolamentazione dell'uso del suolo, ma un piano-processo, aperto e flessibile, in grado cioè di adattarsi ai cambiamenti e di dare risposte alle mutate esigenze climatiche, sociali, economiche e strutturali in svolgimento, nella loro proiezione al 2030». «In questo senso - racconta l'assessore - riconvertire le aree degradate e produrre terra significa garantire il diritto all'abitare, rilanciare le aree produttive e ripensare le archeologie industriali». Vale a dire che le periferie - o come le chiamano i tecnici «le marginalità urbane» - sono centrali nel Puc.

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Non si chiamerà Sirena ma la finalità del progetto approvato dal Comune è la stessa: erogare incentivi relativi agli interventi di recupero delle parti comuni degli edifici privati ricadenti nel centro storico-sito Unesco. Un progetto che si inserisce «nel più ampio programma che il Comune sta portando avanti per contrastare le situazioni di incuria e degrado del patrimonio edilizio cittadino». Un recupero che dovrà avvenire rispettando «i caratteri tipologici, prestazionali, decorativi e cromatici, in modo da garantire una migliore qualità estetica e funzionale degli edifici ricadenti nell'area Unesco». Quindici milioni è un primo passo e va tenuto presente che già sono molti i cantieri aperti per i restauri nell'area Unesco. Con questa delibera il Comune istituisce un «fondo» per chi vuole fare i lavori. «Fondo che sarà gestito da un istituto di credito, selezionato dal Comune, mediante manifestazione d'interesse, e si rinnoverà periodicamente all'estinguersi dei diversi mutui a tasso agevolato che saranno concessi ai privati quali incentivi per la realizzazione di interventi d'iniziativa privata».  Ultimo aggiornamento: 13:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA